Il Messaggero, 26 gennaio 2020
L'Anm: "idea brutale fissare tempi rigidi per i procedimenti". Caiazza: "Irricevibile è l'abrogazione delle garanzie". Evitare una corsa contro il tempo per chiudere i processi e dichiarare "irricevibili" e "brutali" le sanzioni per i magistrati che non siano in grado di rispettare ritmi serratissimi.
È il messaggio che l'Associazione nazionale magistrati consegnerà mercoledì al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nell'incontro in programma per discutere della bozza di riforma del processo penale, come sottolinea il presidente dell'Anm, Luca Poniz.
La presa di posizione dell'associazione delle toghe accende la polemica con i penalisti: "Prendiamo atto che l'Associazione nazionale magistrati improvvisamente giudica le proposte di riforma del processo penale del ministro Bonafede "brutali e irricevibili" non appena esse prevedono sanzioni disciplinari per i magistrati che non rispettino tempi predeterminati di durata dei processi", dice il presidente dell'Unione delle Camere Penali, Gian Domenico Caiazza.
E aggiunge: "Anche i penalisti italiani sono convinti che fissare velleitariamente termini di durata dei processi e sanzionarli, per di più non con decadenze processuali ma con improbabili sanzioni disciplinari, sia inutile. Tuttavia, ci sarebbe piaciuto che l'Anm giudicasse altrettanto "brutale e irricevibile" l'abrogazione della prescrizione. Evidentemente per Anm la difesa della corporazione vale molto di più della difesa dei diritti fondamentali dell'imputato".
Nei giorni scorsi la richiesta di una forte presa di posizione, attraverso una "mobilitazione" dell'Anm contro il progetto di riforma, era arrivata da Aerea, il gruppo dei magistrati progressisti, e da Magistratura Indipendente, la corrente moderata. Si era ipotizzata una protesta da attuare in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario che si terranno il primo febbraio in tutti i distretti di Corte d'appello.
Ma la mobilitazione per adesso non ci sarà. Ci sarà invece un confronto diretto con il ministro. Per il segretario dell'Anm, Giuliano Caputo, stabilire a priori tempi obbligati, in assenza di nuove risorse per garantire la durata ragionevole del processo, è "una sorta di messa in mora" per i magistrati, e "significa essere del tutto sganciati dalla realtà".









