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di Aldo Grasso

Corriere della Sera, 13 agosto 2024

Il male, tema centrale di tutte le narrazioni mitiche e religiose. Da sempre, l’uomo ha cercato di rappresentare il male, posto all’origine del cammino umano, per esorcizzarlo. Ero convinto di poter consigliare ai lettori un libro che tratta di un argomento di cui abbiamo qui discusso tante volte e di cui non ci stancheremo di discutere: la rappresentazione del male. Il libro di chiama “Lo spettacolo del male. Da Squid Game al true crime. Perché abbiamo bisogno di mostri” ed è scritto da Lucrezia Ercoli (Ponte alle Grazie), ideatrice e direttrice artistica del festival di filosofia del contemporaneo “Popsophia”.

È un libro forse troppo popsophico per le mie capacità cognitive. “La brutalità e la violenza - sostiene l’autrice - non sono turbamenti transitori, ma caratteri dormienti sempre pronti a risvegliarsi”. Da sempre, l’uomo (maschile sovraesteso) ha cercato di rappresentare il male per esorcizzarlo. Per questo nel libro di parla di quegli scritti, di quelle news, di quei quadri, di quelle serie, di quelle cronache nere, di quei film, di quelle canzoni che mettono in scena la violenza.

Sulla serie “The Sopranos” Ercoli scrive: “Le sedute di terapia di Tony Soprano ci consentono di conoscere meglio la sua doppia vita. Un padre preoccupato e un criminale senza scrupoli, un marito fedifrago e un uomo d’onore” (confesso che ho letto cose più decisive sulla serie in questione).

Da tempo, molti scrittori si sono chiesti se sia giusto mettere in scena la violenza, la criminalità, il male. O dobbiamo far finta che non esistano? Dobbiamo produrre solo fiction agiografiche per consolarci con un’immagine positiva, gratificante? Dobbiamo chiedere alla tv, al cinema e ad altre forme espressive di esimersi dal raccontare la criminalità, nel timore che ciò dia origine a comportamenti emulativi?

Una conoscenza che non tenga conto del male è una conoscenza in favore del male. Il libro di Lucrezia Ercoli è un’ubriacante raccolta di citazioni, come se l’autrice, ingenuamente, volesse farci sapere quanti libri ha letto, quanto è profonda la sua conoscenza, non affrontando mai il problema centrale: in tutte le narrazioni mitiche e religiose, il male è posto all’origine del cammino umano. Comincio a credere che la Popsophia abbia questo di sorprendente: ci consola della sua Popillusorietà.