di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 luglio 2026
In Piemonte ci sono 4.351 persone detenute per 3.558 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 122 per cento. Non è la regione con più detenuti d’Italia, né quella messa peggio sui numeri, ma è quella dove si è concentrata la più alta densità di procedimenti per torture e violenze dietro le sbarre. Da qui parte “Vite recluse”, il primo rapporto regionale di Antigone Piemonte sulle condizioni di detenzione nelle carceri della regione, curato da Sara Coppola e Serena Ramirez, con la prefazione di Claudio Sarzotti.
Nell’editoriale, Michele Miravalle scrive che il Piemonte “è un luogo dove le cose avvengono (o si disvelano) prima che altrove” e prova a mettere insieme i punti della cartina. La prima rotta si chiama tortura e va da Asti a Torino, con deviazioni verso Biella, Ivrea e Cuneo. Ad Asti, nel dicembre 2004, due detenuti vennero pestati per giorni nelle celle di isolamento: il tribunale scrisse che “se ci fosse il reato, questi atti sarebbero pacificamente da qualificare come tortura”, ma il delitto non esisteva ancora.
Vent’anni dopo, il 6 febbraio 2026, il Tribunale di Torino ha condannato in primo grado sette agenti della penitenziaria per tortura e un ottavo per rivelazione di segreti d’ufficio, per le violenze commesse tra il 2017 e il 2019 nel padiglione C del Lorusso e Cutugno ai danni di almeno undici detenuti. A Biella nel giugno 2025 il gup ha rinviato a giudizio 25 agenti; a Cuneo, per il carcere di Cerialdo, gli imputati sono 14 e il rito abbreviato si è chiuso a febbraio 2026 con quattro condanne. La seconda rotta riguarda le politiche penitenziarie, con il riferimento all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dimessosi nel marzo 2026, e a quella sua “intima gioia” per gli arrestati non “fatti respirare” nei mezzi di trasporto.
Il rapporto regionale di Antigone nasce dalle 17 visite dell’Osservatorio negli ultimi due anni. I tassi di affollamento rilevati nel 2025 vanno dal 148,9 per cento di Vercelli al 79,4 di Fossano, passando per il 141,5 di Verbania, il 137,4 di Ivrea, il 129,4 di Torino.
A Torino gli osservatori segnalano topi e blatte in più sezioni, infiltrazioni e muffe; ad Alessandria Cantiello e Gaeta un solo funzionario giuridico-pedagogico per 240 detenuti.
Sul fronte della salute, in soli 3 istituti su 11 lo psichiatra supera le dieci ore settimanali. Nel 2025 i suicidi in Piemonte sono stati cinque, tre a Torino, uno ad Asti e uno a Cuneo; nel 2024 erano stati nove, 20,4 ogni 10mila detenuti contro una media nazionale di 14,8. Gli stranieri sono poco più di 1.700, il 41,1 per cento della popolazione detenuta regionale, ben sopra la media italiana del 31,7. I mediatori linguistici e culturali sono quattro in tutto: uno a Torino, dove le persone straniere recluse sono 679, uno a Biella, uno a Ivrea, uno a Fossano. Lavorano il 30,66 per cento dei detenuti, ma solo il 6,04 alle dipendenze di datori esterni. Fa eccezione il Polo universitario penitenziario dell’Università di Torino, con 154 studenti detenuti iscritti nel 2024/2025 e 891 esami superati.
Tre approfondimenti chiudono il quadro. A Ivrea, in una semi-sezione al quarto piano, ad agosto 2025 vivevano otto donne transgender: quasi tutte latinoamericane, senza documenti regolari, con le terapie ormonali interrotte per le difficoltà di raggiungere il centro torinese che le segue. A Torino la stanza dell’affettività ha aperto a novembre 2025 e ha visto il primo colloquio il 6 dicembre: quindici metri quadri nel padiglione E, usati meno di dieci volte, con una media di tre accessi al mese, mentre il Dap calcola in circa diciassettemila gli aventi diritto in Italia. Il difensore civico di Antigone ha ricevuto 522 segnalazioni nel 2025, di cui 17 dal Piemonte, arrivate soprattutto dai familiari. Accanto all’osservazione c’è il lavoro sul territorio: cinque eventi pubblici, la Summer School con l’ateneo torinese e la Fondazione CRT, e il progetto vincitore del bando Bruno Caccia, “Il carcere (NON) è un luogo comune”, che ha portato quattro classi di scuole superiori di Torino a ragionare sulla privazione della libertà. Resta appesa la domanda amara che attraversa le pagine sulla salute: la sofferenza delle persone detenute è davvero affrontabile solo con gli psicofarmaci e con la costruzione di nuove carceri?










