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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 30 ottobre 2026

Come sempre, anche oggi, il Viminale metterà in campo un “articolato dispositivo” per “tutelare il diritto di manifestare pacificamente, garantire la sicurezza di tutta la comunità, isolando chi scende in piazza solo per creare disordini e commettere violenze”. Tradotto dal poliziottese all’italiano significa che i percorsi dei vari cortei che attraverseranno l’Italia sono stati concordati e che l’unico vero timore degli apparati di sicurezza risiede negli imprevisti. Cioè nei “soggetti inediti” visti all’opera il 17 e soprattutto il 18 ottobre a Milano, teatro di veri e propri riot come raramente si erano visti prima a queste latitudini.

Ieri mattina, alla cerimonia per i 35 anni della nascita della Dna, il ministro Matteo Piantedosi davanti ai cronisti ha detto che “gli allarmi ci sono” e sono dati da “questo modo di attivazione delle piazze molto insidioso, ma nulla di diverso rispetto a quello che abbiamo trattato finora”. Sarebbe il metodo “fluido” di convocarle all’improvviso via chat, in modo da non dare riferimenti alle forze dell’ordine. Un meccanismo già sperimentato con le proteste di Hong Kong del 2019 e poi esportato in tutto il resto del mondo.

Piantedosi, ieri, si è anche collegato con tutti i prefetti delle città interessati dalle principali manifestazioni. A Roma, dove la partecipazione sarà ingente, la principale preoccupazione riguarda il Circo Massimo, dove proprio in questi giorni si sta tenendo il Villaggio della difesa, sorta di grande esposizione a cielo aperto delle attività dei militari. Qui c’è la linea rossa da non superare. Dispositivi di sicurezza saranno anche attivati nella zona del Colosseo, oggetto di una breve occupazione sabato scorso. Oltre al corteo principale che partirà da piazza dei Cinquecento, sono stati segnalati diversi pre-concentramenti promossi o annunciati da scuole e istituti cittadini, dai quali i partecipanti si muoveranno verso il luogo di ritrovo. “Gli spostamenti dei gruppi e l’afflusso nell’area centrale - fanno sapere dalla questura - saranno seguiti attraverso un dispositivo che integra attività informativa e controllo del territorio”.

In campo, tra gli altri, ci saranno anche degli esperti di cybersicurezza. Tra gli investigatori e gli inquirenti, infatti, che sono gli smartphone i principali veicoli con cui i “soggetti inediti” concordano, sempre all’ultimo momento, il da farsi in piazza. Del resto è proprio da un’indagine su delle chat che è nato il caso di Youssef Siher, preso dalla polizia postale poche ore prima di convocare le piazze del “Movimento 17 ottobre” sabato scorso e poi liberato dalla Gip di Milano perché non stava commettendo alcun reato.

Questa notizia, tuttavia, non deve far pensare che le indagini sulle proteste siano finite. Anzi, tra Milano, Genova e Torino, nelle procure si sta riflettendo con molta attenzione sulle modalità fluide delle proteste, alla ricerca di una supposta regia unica. L’idea di fondo è che le piazze di quest’anno siano un’evoluzione di quelle per Gaza dell’anno scorso. Il che è anche verosimile ma resta il nodo di fondo: cosa di tutto questo sarebbe un reato? A Genova la procura ha acquisito il fascicolo aperto su Siher a Milano alla ricerca di collegamenti con il caso di Mohammad Hannoun, arrestato lo scorso dicembre per presunti finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di società di beneficenza. L’udienza preliminare per lui e altri cinque indagati. Il gip dovrà decidere se mandarli a processo o meno per l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo.