di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 25 settembre 2026
E se la soluzione per risolvere il sovraffollamento delle carceri fosse l’indulto? L’ultimo risale a venti anni fa, ministro della Giustizia era Clemente Mastella. La proposta per un indulto “responsabile” è stata presentata questa settimana a Montecitorio. L’iniziativa è promossa dal comitato “Indulto responsabile”. “Siamo a contatto costante con le carceri e conosciamo la situazione nei penitenziari”, ha detto Rita Bernardini, presidente di “Nessuno Tocchi Caino” e promotrice del comitato, secondo la quale lo “stato di illegalità è quasi certificato dallo Stato italiano quando, in 5mila casi, i magistrati di sorveglianza riconoscono ogni anno trattamenti inumani e degradanti”. “Ce ne vogliamo fare carico - ha aggiunto - attraverso un impegno trasversale tra tutte le forze politiche”.
Sono 19.635 le persone detenute in più rispetto ai posti disponibili, quasi 20mila persone in più. Le persone detenute al 19 settembre erano 65.933, i posti regolamentari previsti 51.345, i posti inagibili 5.047 e i posti effettivamente disponibili 46.298. A fronte di questo si registra “una forte carenza”, ha proseguito Bernardini, degli “agenti penitenziari”. “L’aumento della popolazione detenuta si è registrato con qualsiasi governo abbiamo avuto in Italia”, ha quindi aggiunto Bernardini.
Nicola Mazzamuto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo e presidente del comitato, ha sottolineato che “quando parliamo di sovraffollamento dobbiamo ragionare in termini di flussi. Nel 2025 i detenuti in ingresso sono stati pressoché il doppio dei detenuti in uscita, quindi se non si adottano misure capaci di incidere sul dato sistemico, la situazione non può che peggiorare”. “La nostra non è una proposta normativa con un articolato, non vogliamo invadere la sfera della politica, spetterà alla politica scegliere l’entità dell’indulto e selezionare le condizioni ostative - ha osservato - la nostra è un’idea che vuole accendere una speranza”. Una proposta dal “carattere trasversale, che vuole unire e non dividere” e che “coniughi clemenza, speranza, sicurezza e prevenzione della recidiva”.
L’indulto, secondo i promotori, va però accompagnato con “riforme strutturali”. “Si tratta di una proposta che vuole scuotere le coscienze - ha osservato Mazzamuto - provocare la politica perché si assuma le sue responsabilità”. Bartolomeo Romano, ordinario di diritto penale a Palermo e già componente del Comitato Cittadini per il Sì nell’ultima campagna referendaria, ha ricordato che sarà presto attivo il sito indultum.it tramite cui “chiunque voglia potrà sottoscrivere e aderire a questa proposta”. Presente anche Mario Serio, componente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, secondo il quale quello delle carceri è “un tema non più rinviabile”. “L’indulto non è la migliore delle misure - ha continuato - ma è l’unica reazione a uno Stato inerte e insensibile. Se lo Stato fosse capace di umanizzare il periodo dell’esecuzione penale, non parleremmo di indulto e forse nemmeno di amnistia”. L’iniziativa è sostenuta dall’Associazione nazionale magistrati e dall’Unione delle Camere penali.









