di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 29 ottobre 2026
La premier posta un video in cui usa toni durissimi contro la decisione della gip. Gli alleati con lei. “Vergognosa”. Giorgia Meloni ha scelto i social per attaccare una decisione della magistratura. Nel mirino della premier è finita la gip di Milano Tiziana Landoni, che ha liberato Youssef Siher, presunto gestore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”. Ma il video è andato oltre il singolo provvedimento: con la campagna elettorale avviata, la sicurezza è tornata a essere il terreno di uno scontro politico con le toghe. Il copione non è nuovo. Nei mesi scorsi Meloni aveva contestato le decisioni giudiziarie che avevano ostacolato il trattenimento dei migranti nei centri costruiti in Albania, trasformando il confronto sulle norme in uno scontro tra governo e magistratura. Stavolta al centro non c’erano i confini, ma le piazze, dopo le devastazioni di Milano. Il messaggio politico, però, è rimasto simile: l’esecutivo rivendica la tutela della sicurezza, mentre “certa magistratura” ne vanificherebbe gli sforzi.
Meloni ha definito la scarcerazione una “mortificazione insopportabile” del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del Viminale, impegnati a difendere la “gente perbene”. E ha concluso: “Non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”. Parole che hanno riportato al centro della contesa il rapporto tra potere esecutivo e autonomia dei giudici, mentre l’ordine pubblico domina l’agenda. Al centro di questa opzione, evidentemente, una campagna elettorale che di fatto è già iniziata e che sarà dominata, sul fronte della narrazione della maggioranza, da uno schema in cui parte dell’opposizione e della magistratura politicizzata ostacola l’azione del governo a tutela dei cittadini.
L’allineamento degli alleati è stato immediato. Matteo Salvini ha parlato di decisione “vergognosa, incomprensibile, assurda”, ricordando le gravi contestazioni formulate dalla Procura, compresa l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Poi ha chiesto: “Se si verificheranno nuovi episodi di violenza e altri danni [...] pagherà di tasca sua il giudice?”. Anche Antonio Tajani, alla guida della componente più garantista della coalizione, ha sposato la linea: “Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese”. Un fronte compatto nonostante le diverse sensibilità sulla giustizia, su un tema destinato a pesare nella campagna elettorale.
Le opposizioni hanno denunciato i toni della premier e chiesto che riferisse alle Camere. Angelo Bonelli, di Avs, l’ha accusata di voler condurre la campagna elettorale “calpestando lo Stato di diritto”, mentre Riccardo Ricciardi, del M5S, ha sollecitato un’informativa: “Adesso è colpa dei giudici”. La gip aveva escluso che nelle condotte contestate a Siher fosse ravvisabile l’aggravante del terrorismo.
Durissima la replica dell’Anm, che ha espresso solidarietà alla giudice e definito le parole di Meloni un “attacco scomposto”. La delegittimazione dei magistrati, ha denunciato l’associazione, è un “consueto esercizio di intimidazione” incompatibile con lo Stato di diritto. Nel pomeriggio di ieri è arrivata poi la replica, altrettanto dura, dei vertici del Tribunale di Milano, per il quale gli attacchi “sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”. “La vergogna”, hanno aggiunto, “riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”.









