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di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 29 aprile 2024

Cosa ci lascia la sconvolgente inchiesta sui pestaggi nel carcere minorile Beccaria di Milano. Diciamoci la verità: dei detenuti non importa niente a nessuno, o quasi. Le condizioni di vita nelle carceri, per loro come per il personale che le gestisce, sono sempre state argomento di poche, lodevoli associazioni e mai fra i temi fondamentali di nessun partito. Esclusi i radicali, ovviamente. E così quando la cronaca impone racconti come quelli che arrivano dal carcere minorile Beccaria, i dettagli planano sul mondo esterno come rumori sulla neve, attutiti dalle mura e dalle sbarre che ci separano da tutto e tutti, là dentro.

Ma se chiudi gli occhi un istante e provi a immaginare quei detenuti giovanissimi mentre subivano violenze e torture, finirai per vedere non delinquenti irriducibili (qualsiasi cosa abbiano fatto) ma ragazzini soli davanti allo strapotere di uomini in divisa. Violenze e torture, dicevamo. A parte le intercettazioni e le (parziali) ammissioni di colpa degli agenti penitenziari, un educatore ha raccontato alla nostra Elisabetta Andreis di volti tumefatti, labbra sanguinanti, sguardi spaventati o completamente spenti per gli psicofarmaci: “Un ragazzo era particolarmente irrequieto: è stato legato e pestato fino a massacrarlo di botte. Al mattino quasi non lo riconoscevo più... Ho chiesto alla direzione come era possibile trovare così spesso nelle celle sangue dappertutto... Non erano solo atti di autolesionismo... potevo intuire anche altro. Eppure dalla direzione mi sono sentito rispondere: “È più grave quello che fanno i ragazzi”“. Ecco. Davanti a dettagli come questi (e ce ne sarebbero di ben più cruenti) viene da chiedersi: dov’è il vecchio concetto della “rieducazione” a cui la detenzione dovrebbe tendere?

Di quale rieducazione parliamo se il 40% dei detenuti fa uso sistematico di psicofarmaci e se nessuno si pone mai il problema della salute mentale in carcere? Come facciamo a legare il termine “rieducazione” con il dato dei suicidi: 85 nel 2022, 70 nel 2023, già oltre 30 quest’anno...? Va detto che nel mondo carcerario è tutto carente, a cominciare dall’organico degli operatori e dai corsi per la loro formazione. Ma su questo specifico punto però va anche detto che se sei una brava persona, se sei illuminato dal rispetto per gli altri, non partecipi a un pestaggio. Nemmeno se è stato un turno massacrante e se nessuno ti ha spiegato in un corso di formazione che non si fa.