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di Walter Veltroni

Corriere della Sera, 13 agosto 2025

Il bisogno di sicurezza chiede una risposta, ed è prevalente, con i temi economici, nelle preoccupazioni degli italiani. Essere il quarto governo più longevo della storia repubblicana è certamente un merito, in un assetto istituzionale, quello italiano, segnato dalla pervicace volontà della politica di prosperare sull’instabilità, con leggi elettorali ispirate al desiderio di consentire a ciascuna forza politica, anche quella con meno consenso, di risultare decisiva per il mantenimento di un governo. Non capendo, così, che si condanna la democrazia ad una sorta di eutanasia. In un tempo dannatamente veloce i governi, ce ne sono diversi in Europa, che passano più tempo ad assicurarsi il consenso di chi ne fa parte piuttosto che a decidere non fanno altro che consolidare l’idea che sia preferibile l’autorità di un singolo che decide piuttosto che la farraginosa democrazia.

Il governo Meloni è durato più di molti altri. Un merito ma, insieme, un onere. Più un governo ha avuto tempo a disposizione e più deve rendere conto ai cittadini del suo lavoro. E, sinceramente, obiettivamente, non si può dire che la vita degli italiani e delle loro famiglie sia cambiata in meglio o, comunque, sia cambiata. Voglio affrontare, ancora una volta, un tema, quello della sicurezza. Perché è un cardine, non solo elettorale ma identitario, della nuova destra che oggi ha conquistato il governo in tanti Paesi occidentali. Che però non è riuscita a trovare soluzioni. Si è dimostrato, anche negli Usa, che non sono i muri, le carceri speciali e le disumane deportazioni in campi di reclusione che risolvono il problema.

Credo di poter dire che mai la percezione di insicurezza su tutti i fronti sia stata così alta, anche in Italia. Nonostante lo sforzo gigantesco delle forze dell’ordine, la vita degli italiani è attraversata da una crescente sensazione di ansia e di disagio per l’incolumità delle persone e dei loro beni. I furti negli appartamenti e nei negozi, le aggressioni a donne, le truffe agli anziani, la violenza efferata di tanti fatti di cronaca, il ritorno delle armi da fuoco nelle grandi città, i delitti compiuti da giovanissimi, come quello di Milano in cui dei ragazzini che hanno tra undici e tredici anni, il tempo del gioco e della scuola, rubano un’auto, la guidano a velocità folle per le strade, travolgono una donna uccidendola e poi si rifugiano nel loro campo rom. O l’italiano di 26 anni che ha violentato una donna di 80 e poi l’ha costretta a consegnargli i soldi presi dal bancomat.

È un dato di fatto che gli italiani, dopo anni di governo di destra, si sentono più insicuri. Quello della sicurezza è un tema complesso, che va sottratto alla demagogia. Esso riguarda, la sinistra dovrebbe finalmente capirlo, gli strati più deboli della popolazione: gli anziani, chi vive nelle periferie, chi prende i mezzi pubblici. E poi le donne, che vivono con la paura di uscire da sole la sera. La sinistra dovrebbe capire che quello della sicurezza è un enorme tema di giustizia sociale. Sono stato in Paesi in cui le grandi città sono devastate dalla criminalità comune e i ricchi vivono asserragliati in quartieri bunker. Non è questo il destino che dobbiamo auspicare per la vita dei nostri figli. E non bastano le pur necessarie riforme che devono, nell’accorciare le ingiustizie sociali, rimuovere parte delle cause della violenza diffusa. Questo è un vasto, giusto, programma, da sostenere con rinnovato vigore.

Ma il problema di un anziano scippato o di una ragazza aggredita si pone ora. Per affrontarlo bisogna, a mio avviso, agire su più fronti. Il primo è potenziare la presenza sul territorio delle forze dell’ordine, con particolare riguardo alle zone periferiche delle grandi città e al contrasto delle nuove forme di delinquenza digitale. Poi governare con rigore e apertura il fenomeno dell’immigrazione, con l’obiettivo, non sembri un paradosso, di non lasciare solo chi viene sul nostro territorio avendone diritto. Tutte le teorie di esclusiva identificazione dei problemi di ordine pubblico con il fenomeno immigrazione si sono rivelate, di fatto, sbagliate. E tuttavia, una volta sottratto il tema alle varie demagogie populiste, esiste ed è grande il problema di come garantire, al tempo stesso, accoglienza, integrazione e rigoroso rispetto delle regole della convivenza civile. Le grandi civiltà vivono solo se sanno far convivere difesa della propria identità e apertura al mondo. Mai solo l’una, mai solo l’altra. L’immigrazione va regolata, con un mix di fermezza e di piena integrazione, e non demonizzata.

E poi grandi piani di riqualificazione delle periferie urbane. Se i miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto fossero stati investiti in piani comunali per la luce, gli spazi scolastici e culturali e le forze di polizia nelle periferie urbane, penso si sarebbe fatta la cosa giusta. Così come sarebbe corretto immaginare politiche attive per i bambini e i ragazzi, a cominciare dall’apertura permanente di spazi sociali, in primo luogo le scuole.

Bisognerebbe affrontare il problema delle carceri che dovrebbero essere luogo che favorisce il reinserimento sociale dei detenuti. Bisognerebbe tornare a mettere nel mirino la lotta al traffico della droga che circola con spaventosa facilità. Ci sono quartieri delle città che sono off limits, veri supermercati dell’eroina o della cocaina presidiati da vedette. Tutti lo sanno, ma va avanti così da anni.

Per la sinistra la parola sicurezza dovrebbe smettere di essere un tabù. Negarne l’importanza o ridursi a scimmiottare le ricette della destra sono due strade fallimentari. Non dovrebbe essere un tabù perché la parola sicurezza confina con un’altra, che invece, giustamente, piace: legalità. Il rispetto delle leggi, in primo luogo quelle che garantiscono l’integrità della persona, è un dovere per ogni sistema democratico. E non esistono mai giustificazioni, neanche quelle sociali, per la violenza contro altri.

E se dico sicurezza e legalità non posso non pensare alla grande rimozione della lotta alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta, sempre più infiltrate nelle attività finanziarie e commerciali di buona parte del Paese. Il bisogno di sicurezza chiede una risposta, ed è prevalente, con i temi economici, nelle preoccupazioni degli italiani. Ignorarlo, per tutti, è sbagliato e pericoloso.