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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 23 luglio 2025

Non nasconde entusiasmo e soddisfazione il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove, in merito all’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di “tre provvedimenti fondamentali per restituire dignità alla giustizia italiana. Stiamo parlando di un nuovo piano carceri da oltre 750 milioni per recuperare 10 mila posti detentivi, una riforma liberale per garantire la disintossicazione e la rieducazione dei tossicodipendenti, una legge delega per ridisegnare una geografia giudiziaria più vicina alle esigenze dei territori e dei cittadini. Queste - commenta Delmastro - sono tutte misure epocali che aggrediscono alla radice i problemi atavici della giustizia italiana. Raccogliamo i frutti di due anni e mezzo di duro lavoro del governo Meloni, mille giorni al servizio degli italiani che hanno chiesto discontinuità rispetto al passato e cambiamento rispetto alle ricette stanche della sinistra giudiziaria. Siamo solo all’inizio: il bello deve ancora venire”.

Sottosegretario Delmastro, come valuta l’approvazione del piano carceri in Consiglio dei ministri?

Direi che siamo di fronte ad un risultato epocale. Le risorse destinate complessivamente ammontano a 750 milioni di euro per recuperare 10mila posti detentivi oggi mancanti. Sono nato circa cinquant’anni fa. Mezzo secolo fa c’era il problema del sovraffollamento, mancavano 10mila posti detentivi. Dopo cinquant’anni, abbiamo di fronte ancora lo stesso il problema, con gli stessi posti detentivi mancanti. Evidentemente le misure svuota carcere in passato non hanno funzionato e vogliamo porre fine a questa situazione diventata ormai insostenibile.

Non solo infrastrutture. Il governo si è mosso pure nella direzione di affrontare il delicato tema dei detenuti tossicodipendenti. Quali sono le novità?

Da una parte c’è un piano di edilizia penitenziaria che umanizzi la pena per il tramite di posti di detenzione congrui e corretti e dall’altra la grande riforma relativa ai detenuti tossicodipendenti o ai condannati per reati legati alla tossicodipendenza o alla necessità di approvvigionamento economico per tossicodipendenza. Si tratta di una misura di grande segno liberale, perché consentiamo, fino a una pena di otto anni, di concordare la pena stessa. Quando parliamo di concordare una pena si pensa un a patteggiamento, invece è un istituto diverso. Io concordo la pena fino a otto anni, senza il terzo di sconto, perché, appunto, si tratta di una pena concordata e concordo anche la sua esecuzione.

Pertanto, se io sono tossicodipendente, se viene accertato il mio stato di tossicodipendenza e se viene accertata la genuinità della mia volontà di intraprendere un percorso di disintossicazione, l’esecuzione può avvenire all’interno delle comunità di recupero. Per chi patteggia invece nel rito ordinario, quello fino a cinque anni, oltre al terzo di sconto di pena, il giudice potrà disporre direttamente, senza passare dalla sorveglianza, l’esecuzione pena in comunità di recupero. Viene offerta una sola, ma importante, possibilità per coloro che sono corrosi dal demone della droga per avviare un vero reinserimento con la disintossicazione. Mi pare una misura decisamente innovativa.

Per quanto riguarda le comunità di recupero, qualcuno ha paventato un rischio per chi viene ospitato in quelle strutture, vale a dire la privazione della libertà personale...

Gli ospiti stanno all’interno delle comunità evidentemente, quindi in un luogo circoscritto. Le stesse comunità saranno protagoniste attive, saranno chiamate a condividere il percorso terapeutico e a intuirne, per quanto possibile, la genuinità della scelta fatta. È anche questa una grande sfida tra lo Stato e il mondo delle comunità che già tanto ha fatto per liberare tanti ragazzi dal demone della tossicodipendenza. Una grande sfida legata anche alle persone attualmente private della libertà o a coloro che, a seguito di patteggiamento, potranno accedere poi direttamente a queste misure.

Altro tema che desta non poche preoccupazioni è quello dell’edilizia penitenziaria che ha portato alla programmazione degli interventi per il triennio 2025- 2027. Può indicarci alcuni elementi di questa programmazione?

L’importo stanziato di 750 milioni di euro, distribuiti fra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il ministero delle Infrastrutture e il Commissario, e il recupero di 10mila posti detentivi non mi sembrano novità irrilevanti. Anzi, credo che stiamo parlando di un traguardo importantissimo. È la prima volta che le problematiche che attanagliano l’universo carcerario vengono prese di petto, senza misure banalmente svuota carceri che nel tempo si sono rivelate fallimentari. Da una parte il piano sull’edilizia carceraria e dall’altra interventi rivolti a persone che debbono avere una possibilità di riscatto nella loro vita, mi riferisco ai tossicodipendenti, e che possono accedere a questa a misure di grande liberalità. È una scommessa che tutti fanno: lo Stato, la giustizia, le comunità di recupero e il tossicodipendente, unitamente alla sua famiglia, quando ha una rete familiare che lo supporta e lo aiuta.

Il Senato ha approvato in seconda lettura la riforma della giustizia. Ieri è stata una giornata da incorniciare per la maggioranza e per il governo?

Mi sento di dire che giustizia è fatta. Finalmente consegniamo con la separazione delle carriere una giustizia più coerente con il disegno costituzionale. L’articolo 111 recita che il giusto processo si realizza in condizioni di parità processuale fra le parti, di fronte a un giudice terzo e indipendente. In mancanza di carriere separate è difficile immaginare la parità processuale, il giudice terzo e imparziale. Inoltre, liberiamo la magistratura dalla politica, perché il sorteggio dei membri laici vuol dire che la politica non li voterà più. Liberiamo anche i magistrati dalle correnti. Anche i membri togati verranno sorteggiati, consentendo finalmente ai tanti magistrati, che sono contenti di questa riforma, di poter confidare nelle progressioni di carriera solo ed esclusivamente sul loro merito e non più perché aderiscono a questa o a quella corrente.