di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 ottobre 2026
La sfilata Vertice in prefettura sulla manifestazione prevista per sabato Sala ammette: “C’è preoccupazione”. In ogni emergenza degna di essere raccontata come tale, non possono mai mancare gli anarchici. Questa entità indistinta quasi quanto i maranza che sabato e domenica hanno preso d’assalto il centro di Milano pare proprio che sabato sarà in piazza del Duomo, dove è in programma una nuova manifestazione giovanile contro il carovita. Così almeno si è detto ieri mattina in prefettura, durante la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza alla presenza delle massime autorità nazionali che si occupano di questi temi: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della polizia Vittorio Pisani, il prefetto Claudio Sgaraglia, il questore Bruno Megale, il capo della procura Marcello Viola, il sindaco Beppe Sala. E il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che al Viminale ci tornerebbe anche subito e forse per questo appare indifferente al fatto che nel mentre i treni viaggiavano con ritardi medi di cento minuti e in Campania le autostrade chiudevano per la protesta dei trasportatori. Saranno problemi altrui.
Comunque, a dar notizia dell’incombente pericolo anarchico è stato Sala, il primo a incontrare i cronisti accalcati nel cortile d’onore di palazzo Diotti, sede della prefettura milanese. Per sabato, sostiene il sindaco, “c’è preoccupazione perché il tema è che si teme che ci sia in piazza qualcuno che assomiglia a chi è stato in piazza nel weekend, qualcuno che combatterà questa presenza, e poi gli anarchici”. A seguire Salvini ci ha messo il carico sopra: “Ci saranno anche gli anarchici. Spero che non ci sia un mix con propal e maranza”. Dio salvi la vetrina.
La pista nasce dall’appello apparso sul gruppo di Telegram “Movimento 17 ottobre”, che secondo la Digos avrebbe una matrice prettamente anarchica e punterebbe a dare una forma in qualche modo politica a dei riot in cui la politica, intesa come piattaforma o anche solo come rivendicazione, non è proprio sul menu. Non è difficile lanciare appelli, del resto, il problema è vedere se qualcuno li raccoglie.
Che non esista alcuna regia dietro lo sbocco di rabbia maranza lo ha spiegato nella maniera più chiara del mondo Piantedosi, secondo il quale non c’è “nessuna evidenza” che questi giovani “siano manovrati” dall’esterno. La guerra ibrida non è un’ipotesi davvero presa in considerazione né dagli investigatori né dagli apparati di sicurezza. Certo, tutti possono soffiare sul fuoco e tutti possono cercare di tirare il fenomeno da una parte o da un’altra, ma questo in nessun modo può voler dire che ci sia un piano.
O quantomeno, ha risposto il ministro a domanda diretta sul punto, di tutto ciò “non vi è alcuna evidenza”. Tanto dovrebbe bastare. Non basterà perché la leggenda del “grande vecchio” che muove i fili dell’insurrezione è un classico della storia repubblicana e i vecchi schemi sono sempre confortanti quando si è costretti ad avere a che fare con “soggetti inediti”. Magari bisognerebbe tenere a mente più i mitici aneddoti del maestro Marcello D’Orta e meno le vecchie fantasie del giudice Pietro Calogero, ma potrebbe bastare anche soltanto leggere la cronaca per quella che è. E prenderne atto.
Lunedì, in una scuola media della Barona, zona sud-ovest di Milano, i carabinieri si sono presentati alla ricerca di un bambino di undici anni. Volto notissimo in realtà: nei video di Tik Tok è quello che esce dal negozio “Luigi Fusaro” di via Dante con delle cinture al collo. Lo si vede poi anche nell’atto di incendiare un cestino dei rifiuti e minacciare dei passanti che lo stavano appunto riprendendo con il loro smartphone. Un metro e trenta, occhioni azzurri, genitori entrambi italiani. È nato nel 2015. Fa la seconda, dicono, con profitto. Sarebbe il più giovane ad aver partecipato agli scontri. I militari dell’Arma lo hanno rintracciato proprio grazie alle immagini circolate sui social.
Si sono rivolti alla dirigente dell’istituto per identificarlo. Il giovanissimo è stato mandato a chiamare in classe e quando è arrivato in presidenza indossava una delle cinte rubate il giorno precedente. Legalmente non è imputabile, dunque è stato affidato ai genitori e segnalato al tribunale dei minori, che, come da prassi, aprirà un fascicolo civile sulla sua situazione familiare, con l’avvio di un percorso di monitoraggio e supporto sociale per allontanarlo dagli ambienti della microcriminalità.
L’ennesimo pacchetto sicurezza varato dal governo in nessun modo eviterà situazioni come quella del bambino della Barona. Né serviranno a qualcosa i “500 parà” che a breve piomberanno in città, anche se non per occuparsi di ordine pubblico. L’input a togliere il provvedimento che avrebbe portato il paese verso una forse definitiva deriva cilena nella gestione delle piazze è arrivato direttamente dal Quirinale, ma dal Viminale comunque fanno sapere che loro non avevano mai chiesto nulla del genere e che i responsabili dell’ideona andrebbero cercati altrove. Tipo a palazzo Chigi.
È naturale: ai poliziotti non piaceva l’ipotesi di essere commissariati dai soldati. E ci mancherebbe altro. Cosa faranno allora questi militi non è chiaro: si parla di “funzione dinamica”, cioè “di affiancamento” agli agenti, pur senza avere alcun reale potere di intervento. Una misura cosmetica che forse serve solo ad abituarci a vederli in giro.









