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di Liana Milella


La Repubblica, 22 gennaio 2020

 

Un processo penale intero in soli 4 anni, e, entro due anni quando la riforma andrà a regime, addirittura in 3 anni. Per ora un anno in primo grado, due in appello e uno in Cassazione. E poi, tra due anni, un solo anno per ogni grado di giudizio. Quindi 3 anni. È questa la proposta che il Guardasigilli Alfonso Bonafede presenterà oggi al tavolo sulla giustizia iniziato a palazzo Chigi nel tardo pomeriggio. Una vera rivoluzione dei tempi che dovrebbe spegnere le polemiche sull'entrata in vigore della, prescrizione dopo il primo grado, ma solo per chi viene assolto.

Trenta pagine. Ultimate dal Guardasigilli in mattinata. Inviate ai partner della maggioranza poco dopo l'ora di pranzo. Prima del vertice sulla giustizia in programma per le 17. Contengono la nuova riforma del processo penale. Ecco i punti cardine.

Tempi del processo. Un anno in primo grado (ma c'è più tempo per i reati più gravi e nessun limite per quelli di mafia e terrorismo), due in appello, uno in cassazione. Ma il Csm, valutata la situazione di ogni ufficio in base al numero dei processi pendenti e sopraggiunti, potrà modificare la previsione. Regola che vale anche per gli illeciti disciplinari per punire i giudici "lumaca". Lì si potrà mettere sotto inchiesta disciplinare, ma anche in questo caso tenendo conto dell'ufficio in cui lavorano e del peso dei processi.

Prescrizione. Sarà bloccata dopo il primo grado ma solo in caso di condanna, con possibilità di riprenderne il corso se l'imputato è assolto successivamente. La prescrizione resta bloccata per due anni quando viene impugnata la sentenza di proscioglimento. Ma con possibilità di proroga di atri due anni.

Le notizie di reato. Saranno le procure a selezionarle seguendo il criterio di scegliere quelle più rilevanti e che hanno quindi diritto a una corsia preferenziale.

Stretta sull'appello. L'avvocato potrà presentarlo solo se dispone di uno specifico mandato del suo cliente rilasciato dopo la sentenza di condanna.

Cambio di un componente del collegio. Il processo va avanti e non è più obbligatorio riascoltare i testimoni già sentiti.

Appello. Se non viene fatto entro due anni il difensore ha diritto di chiedere che venga fissato subito.

Nuovo sistema di elezione del Csm. Il futuro Csm sarà composto da 30 componenti, 20 togati rispetto ai 16 attuali e 10 laici rispetto agli attuali 8. Bonafede abbandona il sorteggio. Il voto dei togati avverrà in 19 collegi che saranno definiti tre mesi prima dal ministero della Giustizia. Avverrà in due fasi. L'elettore avrà a disposizione tre preferenze. Sarà eletto al primo turno chi avrà ottenuto la maggioranza assoluta dei voti validi espressi. Se nessuno viene eletto si procederà con il ballottaggio tra i due che hanno ottenuto più voti al primo turno.

Prima ancora che cominci il vertice, da Firenze, dice il premier Conte: "Ho riletto il progetto che metterà sul tavolo il ministro Bonafede: mi sembra molto persuasivo e che tutte le misure proposte per accelerare i tempi della giustizia possano, nel complesso, garantire tempi più ridotti e quindi un servizio più efficiente a favore dei cittadini. Confido che si possa trovare finalmente la piena condivisione". A questo punto tutto dipenderà non solo dal Pd, ma soprattutto dai renziani di Italia viva che sembrano sempre di più fare sponda con Forza Italia e il responsabile Giustizia Enrico Costa, che ha appena presentato altri due emendamenti al decreto Mille Proroghe nel tentativo di bloccare la prescrizione "corta" di Bonafede (stop al suo corso dopo la sentenza di primo grado). Nel primo si chiede che la norma slitti di un anno e sei mesi rispetto alla sua entrata in vigore; nel secondo si chiede che il governo si impegni a presentare in tempi rapidi la riforma del processo penale. Anche Italia viva, sempre nel Mille Proroghe, chiede che la prescrizione slitti. E dopo quattro voti dei renziani sulla prescrizione (due astensioni e due voti contro il governo), in dissenso con il resto della maggioranza e d'accordo con Costa, c'è il rischio di un serio e definitivo incidente parlamentare che potrebbe avere conseguenze serie sulla stabilità del Conte Due.

L'occasione potrebbe già essere quella del voto sulla proposta di legge Costa - via la prescrizione di Bonafede - che cadrà la prossima settimana in aula alla Camera tra il 27 (discussione generale) e il 28 gennaio (voto in aula). Dove c'è il precedente dei renziani che già in commissione, una settimana fa, hanno votato a favore della Costa spaccando la maggioranza.

Il Pd, questa volta, guarda positivamente al vertice ed è intenzionato a chiudere la partita della giustizia. Dice Walter Verini, responsabile della materia per i Democratici: "L'ex ministro Giulia Bongiorno aveva definito la prescrizione di Bonafede "una bomba sul processo penale in assenza di tempi certi del processo". Ebbene, se questi tempi certi vengono ottenuti, e stiamo parlando di un processo che dovrebbe durare non più di 5 anni, avremmo raggiunto davvero un obiettivo epocale, e soprattutto la bomba atomica non esisterebbe più".

Certo, resta ancora il problema di quando far entrare in vigore la differenza tra condannati e assolti per la prescrizione, cioè il cosiddetto "lodo Conte". Considerato che la prescrizione riguarda soltanto i reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge gli effetti si vedranno non prima di 3-4 anni. Ma, come dice lo stesso Verini, "conta anche il segnale politico". Quindi la soluzione, che però va verificata tecnicamente, potrebbe essere quella, ipotizzata dallo stesso Pd, di inserire la modifica della prescrizione per assolti e condannati subito nel decreto Mille Proroghe. Ma va verificata, cosa che sarà fatta nel vertice di oggi, la compatibilità tecnica della soluzione. Certo è che, anche in vista del voto in aula sulla legge Costa, far passare la differenza del meccanismo potrebbe risolvere i dubbi dei renziani ed evitare un problema alla maggioranza.