di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 16 aprile 2025
Il decreto Sicurezza viola la normativa internazionale sui diritti umani. Lo dicono i relatori speciali dell’Onu. Il decreto mette a rischio la libertà di espressione e “potrebbe colpire in modo sproporzionato gruppi specifici”, con eventuali “discriminazioni e violazioni dei diritti umani”. Il decreto legge Sicurezza si segnala non solo per le nuove quattordici fattispecie incriminatrici, l’inasprimento delle pene di altri nove reati e l’introduzione di una serie di aggravanti, ma anche per aver messo d’accordo nelle critiche soggetti molto diversi tra di loro, e non solo all’interno dei confini nazionali. Dall’Unione delle camere penali all’Associazione nazionale magistrati (ANM), fino ad arrivare ai relatori speciali delle Nazioni unite, esperti indipendenti e imparziali, ciascuno responsabile di monitorare una categoria specifica di diritti o un’area tematica su mandato del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.
In particolare, il 14 aprile scorso, i relatori sulla libertà di riunione pacifica e di associazione, sui diritti umani e le libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, sulla libertà di opinione e di espressione, sui difensori dei diritti umani, sui diritti umani dei migranti hanno chiesto all’esecutivo italiano di revocare il decreto “adottato improvvisamente” il 4 aprile. “Siamo allarmati” - hanno detto gli esperti - “dal modo in cui il governo ha trasformato il disegno di legge in un decreto d’urgenza, rapidamente approvato dal Consiglio dei ministri, aggirando il parlamento e il controllo pubblico”.
I relatori Onu - Già nel dicembre scorso i relatori speciali avevano inviato una nota al governo italiano, facendo presente che, se il disegno di legge non fosse stato modificato, l’Italia si sarebbe posta in contrasto con gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, tra cui la tutela della libertà di movimento e la protezione contro la detenzione arbitraria. Evidentemente, i loro avvertimenti sono rimasti inascoltati.
Il decreto “include definizioni vaghe e disposizioni ampie” che potrebbero portare “a un’applicazione arbitraria”, hanno rilevato i relatori Onu. Il riferimento sembra essere, tra l’altro, all’inasprimento delle sanzioni per chi compia atti di violenza o minaccia verso ufficiali o agenti di polizia giudiziaria oppure per impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica. Già a dicembre essi avevano criticato alcune disposizioni formulate in modo tale da non definire in modo preciso le fattispecie che costituiscono “violenza” - in spregio ai requisiti di chiarezza, certezza e, quindi, prevedibilità - con la conseguenza di lasciare margini di discrezionalità che potrebbero “aprire la porta all’uso improprio della forza” contro chi manifesta.
“Il decreto metterà inoltre a rischio la libertà di espressione e potrebbe colpire in modo sproporzionato gruppi specifici”, con eventuali “discriminazioni e violazioni dei diritti umani”, hanno affermato i relatori Onu. L’introduzione di restrizioni più severe alla possibilità di proteste e dimostrazioni - essi avevano già fatto notare - potrebbe colpire in particolare i difensori dei diritti impegnati in atti di disobbedienza civile, con “un impatto particolarmente negativo sui difensori dell’ambiente”. “Il governo italiano deve rispettare e proteggere il diritto di riunione pacifica ed evitare restrizioni indebite, dispersioni illegali e uso della forza”, hanno concluso gli esperti delle Nazioni Unite.
Unione camere penali e Anm - Le osservazioni dei relatori Onu trovano riscontro anche in ambito nazionale. L’Unione delle Camere penali italiane, organizzazione che rappresenta gli avvocati penalisti, ha deliberato “l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 5, 6 e 7 maggio 2025” per protestare contro l’adozione del decreto Sicurezza. L’organizzazione critica fortemente, tra l’altro, l’introduzione di nuove ipotesi di reato, molteplici sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena, aggravanti prive di alcun fondamento razionale; la sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso; l’insufficienza degli interventi per ridurre il sovraffollamento carcerario; la violazione dei principi costituzionali di proporzionalità, ragionevolezza, offensività e tassatività.
Gli stessi rilievi, e dubbi di costituzionalità, sono stati formulati anche dall’Anm che, come l’Unione dei penalisti, aveva già espresso severe critiche su alcune disposizioni del disegno di legge, poi riversate nel decreto legge. L’auspicio delle Camere penali è che sulla legge di conversione del decreto non sia posta la fiducia, consentendosi al dibattito parlamentare “lo spazio necessario al ripensamento di norme irrazionali e prive di alcuna efficacia”. Dati i precedenti, si dubita che il governo ne terrà conto.
*Giurista











