di Guido Salvini*
Il Dubbio, 9 gennaio 2020
La nuova legge sulla prescrizione non è un aiuto alla giustizia. Sono norme quasi del tutto inutili che nascondono forse non una catastrofe ma danni probabili e rilevanti. Proviamo a rifletterci seriamente non dal punto di vista di chi promuove una legge per ottenere un successo politico a breve termine ma da quello di chi in un grande Tribunale come quello di Milano fascicoli di tutti i tipi li maneggia e non ne parla solamente.
C'è prima di tutto e tale resterà un grossa categoria di fascicoli, quasi la metà del totale delle prescrizioni, che si estinguono per il decorso del tempo. Sono quelli che si chiudono già nella fase delle indagini preliminari con un decreto di archiviazione appunto per prescrizione o muoiono subito dopo il rinvio a giudizio comunque prima che intervenga il blocco introdotto dalle nuove norme.
In questi casi in realtà la prescrizione non c'entra nulla, è solo una via d'uscita tecnica per chiudere fascicoli già scartati. Sono semplicemente fascicoli abbandonati che i Pubblici Ministeri hanno deciso di non trattare, tengono negli armadi per anni e tirano fuori quando sono ormai moribondi. Riguardano quasi sempre piccoli reati, truffe, furti lievi, qualche falso in atto pubblico, danneggiamenti, contrasti di vario tipo tra privati e altri casi che comunque non danno lustro. Qui si pone il problema non della prescrizione ma di uno degli aspetti dell'obbligatorietà (finta) dell'azione penale e della sua discrezionalità (vera) e in molti casi della loro possibile trasformazione in illeciti civili o amministrativi. Ma questa è tutta un'altra storia.
All'altro estremo ci sono invece i reati di grande allarme sociale e chi conosce poco del meccanismo dei processi può essere portato a pensare che in questi casi le nuove norme possano essere molto utili. Ma così non è. Infatti, e solo Gherardo Colombo tra i tanti che negli ultimi giorni hanno commentato le nuove norme ha colto nel segno fornendo degli esempi chiari, per questi reati i termini di prescrizione sono ormai molto lunghi e ben difficilmente gli imputati possono raggiungere quel traguardo. Non solo gli omicidi ma anche quasi tutti i reati di corruzione e contro la Pubblica amministrazione, i reati sessuali, i reati ambientali, i reati stradali e addirittura i furti pluriaggravati, nelle abitazioni ad esempio, hanno ormai termini di prescrizione così alti da rendere molto improbabile che tali processi possano estinguersi. Se questo avviene in qualche raro caso ciò è dovuto alla patologia di qualche ufficio giudiziario in ordine alla quale vi sono altri strumenti, disciplinari e ispettivi ad esempio, con i quali intervenire. Non c'era bisogno di una legge.
Resta poi in mezzo la fascia di reati su cui la nuova legge inciderà davvero. Sono, tra i più comuni, il piccolo spaccio di droga, ricettazioni, lesioni e maltrattamenti semplici, quelli che si estinguevano in otto anni termine che con una certa frequenza veniva superato dopo la sentenza di primo grado e che ora non si prescriveranno più. I numeri comunque non erano elevati e negli ultimi anni, anche in flessione e vi è da chiedersi che senso abbia poterli concludere d'ora in poi in un termine di tempo indefinito. Questo innanzitutto è molto ingiusto per chi in primo grado è stato assolto visto che in questi casi il proseguimento del processo in appello è richiesto dell'accusa e la sua pendenza non può restare a lungo come una spada di Damocle sull'assolto.
Ma in generale la mancanza di un termine, e quello di otto anni non era poi così poco, rischia già di per sé di essere produttiva di ogni genere di ritardi. Pensiamo al fatto che sino ad ora l'avvicinarsi della prescrizione era uno sprone per i magistrati e i cancellieri ad accelerare in ogni modo il loro lavoro. Da oggi in poi questo sprone non ci sarà più e se manca un termine, nel nostro come in tutti i lavori, il meccanismo rallenta. Proviamo a pensare, per fare un paragone, al termine per il deposito delle sentenze. I giudici devono scriverle entro 15, 30 al massimo 90 giorni e se sforano troppe volte questo termine obbligato rischiano anche un procedimento disciplinare. Nessuno ha mai pensato di abolire il termine per la motivazione delle sentenze perché avrebbe immediatamente l'effetto psicologico di ritardarne la scrittura. Ci sarebbero sentenze depositate dopo un anno. Qualcosa del genere potrà avvenire per i processi. Sparito ogni termine la loro definizione rallenterà sino concludersi in tempi che non saranno più ragionevoli.
Inoltre dato il rischio che i processi per i reati medi, gli unici ad essere colpiti dalla nuova legge, possano concludersi non più in 8 anni ma in 10, 12 o 15 è prevedibile un altro effetto perverso. Si tratta infatti dei reati per i quali sono previste normalmente in fase esecutiva misure non detentive come l'affidamento ai Servizi sociali o altre pene alternative. Che senso può avere l'affidare qualcuno ai Servizi sociali una dozzina di anni dopo la commissione del reato? Evidentemente nessuno. In concreto, lo sanno tutti coloro che maneggiano davvero i fascicoli, dopo molti anni il condannato o si è rimesso in regola e ha intrapreso una vita normale, e quindi una sanzione postuma rischia solo di danneggiarla oppure ha intrapreso una carriera criminale, ha già altri processi in corso e le misure di reinserimento per fatti vecchissimi non hanno più senso.
In fin dei conti l'abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado o non serve o rischia di fare danni alla macchina della giustizia. Si poteva pensare semmai ad altre modifiche come la riduzione dei giudici nei processi d'appello da tre a uno, quantomeno nei processi che erano già stati celebrati in primo grado da un solo giudice, il GUP o il giudice monocratico. In questo modo si potrebbe utilizzare meglio le forze disponibili e forse ridurre senza troppi danni le prescrizioni che si verificano appunto per la maggior parte nell'imbuto del processo d'appello. In alternativa si poteva sperimentare lo svolgimento del processo d'appello, con il consenso delle parti, in camera di consiglio evitando la celebrazione di dibattimenti in aula molto spesso inutili. Serviva in Parlamento più inventiva e meno propaganda. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo.
*Gip preso il Tribunale di Milano










