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di Giorgio Villa*


Il Dubbio, 25 febbraio 2020

 

I più scettici - e non solo gli ipocondriaci - hanno sobbalzato quando sabato scorso è stato sospeso il campionato di calcio in Lombardia e in Veneto. Tutti si sono detti: ma, allora, siamo in un pericolo serio, se perfino Codogno diventa d'un tratto il paese più noto d'Italia!

E sono corsi a comperare le mascherine per il viso e a fare incetta di pasta, frutta e carne. Non si sa mai. I complottisti (ovvero paranoici lucidi) argomentano che è tutta una manovra pilotata dalla Cia per ridurre lo strapotere economico della Cina o anche è un astuto stratagemma creato da una Spectre cinese e finalizzato a sfruttare il rebound economico post crisi. Da un punto di vista psicoanalitico ricordo che i testi più sociologici di Freud sono stati composti a cavallo della Prima Guerra Mondiale, il primo evento che ebbe una ripercussione mondiale quasi generalizzata.

Basti pensare che la famosa pandemia di Febbre Spagnola (una influenza da Mixovirus) che sterminò fra il 1919 e il 1922 almeno cento milioni di persone nella sola Europa, fu così denominata perché nel vecchio continente solo i giornali spagnoli non erano sottoposti a censura, giacché la Spagna fu estranea al conflitto. Erroneamente si diffuse l'idea che il morbo provenisse dalla Spagna e non, come sempre, dall'Oriente.

Ciò dipende dalla maggiore pressione demografica e dai flussi migratori che hanno portato l'umanità a colonizzare il pianeta compiendo un curioso percorso che, partito dall'Africa, ha raggiunto l'Asia e, da qui, andando verso Occidente, l'Europa. D'altro canto la misteriosa entità della causa patogena è sempre alla base delle grandi pestilenze del passato.

Che sia la peste descritta da Tucidide nella Grecia classica di Pericle, o la peste della metà del Trecento che dimezzò la popolazione europea, o l'epidemia misteriosa che afflisse Londra alla fine del regno di Elisabetta I, o la peste lombarda del secondo decennio del Seicento descritta dal Manzoni, o il disastroso colera che ridusse ad un quarto in pochi anni la popolazione di Napoli a metà del Seicento o anche il tremendo colera (ancora lui!) descritto da Jean Jono ne L'ussaro sul tetto nella Provenza di metà Ottocento... ebbene in tutti i casi siamo di fronte a un grave evento infettivo che determina una straordinaria mortalità.

Nel palazzo Abbatellis a Palermo è conservato uno stupefacente affresco che ritrae gli effetti tremendi provocati da una Morte indiscriminata che si abbatte su ricchi e poveri, su potenti e indigenti. Uno scheletro spietato cavalca un cavallo spettrale che calpesta una incredibile varietà umana caratterizzata da una appartenenza sociale che la Morte rende, d'un tratto, ridicola.

È proprio questo carattere universale che colpisce e che ci permette di esaminare gli effetti psicologici sulla popolazione in generale. La vita è pericolosa e ciò genera, a tratti, una paura di cui diventiamo consumatori, correndo il rischio di vedere nella paura una forma diffusa di intrattenimento (Franco Arminio). Una ulteriore risposta è quella volta a individuare gli ipotetici responsabili del male, isolarli e ritualmente eliminarli come veri e propri Capri Espiatori.

Questo processo di trasferimento del male è stato magistralmente illustrato ed esemplificato da René Girard che ha mostrato come neppure una raffinata cultura potesse impedire a un intellettuale come Guillaume de Machaut, di individuare negli ebrei gli avvelenatori di fiumi all'origine della pestilenza del Trecento e, quindi, di portare al rogo centinaia di poveracci. L'eliminazione dei Pharmakòi greci, la pratica dell'ostracismo, la caccia alle streghe su su fino alla Storia della Colonna Infame del Manzoni, mostrano il bisogno profondo dell'umanità di utilizzare una procedura di trasferimento del male (e, quindi, dell'ansia) dalla collettività a pochi individui.

La difesa depressiva fa sì che la vitalità si restringa e non si compiano più tanti gesti e occupazioni che riempivano la nostra vita. Non si esce, non si vedono amici e parenti, si cessa anche di portare al parco il cane, uscendo solo per pochi minuti, sotto casa, naturalmente con la mascherina.

Si tratta di una vera e propria vita catacombale che ricorda le fasi della nostra vita che seguono i grandi lutti. È un po' come se noi stessi diventassimo delle ombre e la nostra immagine ci viene restituita dagli specchi come se fosse fuori fuoco. Tutto ciò è spesso un residuo post epidemico che colpisce molte persone che trovano straordinarie difficoltà a riprendere la vita cosiddetta normale. Il prevalere delle difese ossessive era alla base della costruzione dei Lazzaretti e delle norme di Quarantena in epoca prescientifica.

Naturalmente tutto ciò non aveva nessuna incidenza positiva rispetto al fine di arginare il male, anzi talora ne aumentava la diffusione. Allo stesso modo, accanto alla salutare indicazione a lavarsi spesso e accuratamente le mani, si vanno diffondendo pratiche bizzarre del genere: non cambiarsi gli abiti usati ritenuti indenni, come argomentava proprio ieri un mio paziente che pensava, invece, fossero contaminati i vestiti provenienti dalla lavanderia o dal guardaroba; lavarsi le mani con l'aceto; mangiare almeno sette spicchi di aglio crudi al giorno; recitare il Rosario quotidianamente e così via.

Nelle epoche segnate dalle pandemie trionfano, poi, le difese ipocondriache e non è un caso che i primi segni di surmenage siano registrati proprio dai Medici di Medicina Generale che sono letteralmente "presi d'assalto" dai propri assistiti terrorizzati al solo pensiero di avere un accenno sintomatologico sospetto. In questi periodi critici assumono un aspetto saliente tutte le "difese" paranoiche, depressive, ossessive insieme a quelle ipocondriache.

Occorre osservare che, tuttavia, di fronte ad una emergenza reale vengano meno molti aspetti deteriori legati alla quotidianità, cosiddetta normale. Cessano i balletti della politica, gli insulti fra maggioranza e opposizione, le performance balorde di un uomo di spettacolo o, comunque, pubblico. Sembra, quindi, di essere calati più concretamente nel Registro del Reale, con una netta attenuazione della chiacchiera e della fantasticheria vacua.

La paura ha, quindi, un lato positivo e dinamico e può attivare straordinarie energie volte alla cooperazione, le uniche, a ben vedere, che possono evitare che il singolo sprofondi nel panico. Vi è, comunque, una difesa economica e meravigliosa ad un tempo. Si tratta della difesa che il Boccaccio rese immortale con il suo Decameron.

Di fronte alla paura possiamo sempre ricorrere alle risorse della fantasia e della narrazione, non solo perché ciò ha un evidente effetto consolatorio, ma soprattutto perché ascoltare e raccontarsi delle storie stimola la nostra capacità di condividere i momenti di sporgenza della esistenza e di sviluppare la risorsa neotenica dell'aver fiducia, di sperare sempre che un nuovo e migliore mondo sia possibile.

 

*Psichiatra e Psicoterapeuta