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di Daniele Mastrogiacomo

La Repubblica, 8 aprile 2023

Il discusso decreto di Lasso. Basta avere 25 anni, un certificato psicologico e uno tossicologico rilasciato dal ministero della Salute. In 18 mesi il Paese si è trasformato nel nuovo hub del narcotraffico a causa dell’arrivo dei cartelli messicani. “Basta, armi per tutti”. Il presidente dell’Ecuador getta la spugna nella sua battaglia contro la criminalità sempre più aggressiva e affida ai cittadini stessi la loro sicurezza. “Abbiamo un nemico comune: la delinquenza, il narcotraffico e la criminalità organizzata”, ha detto il presidente Guillermo Lasso in un drammatico messaggio trasmesso in tv prima di annunciare il decreto che già solleva un vespaio di polemiche ma soprattutto diffonde un clima di vera paura.

L’arrivo dei cartelli messicani - Finora solo la polizia e i militari erano autorizzati a girare con delle armi, oltre a singoli imprenditori che subivano pesanti minacce. L’arrivo a sud dei Cartelli messicani decisi a conquistare tutta la filiera del grande business della droga, dalla coltivazione al trasporto fino alla distribuzione, ha rotto l’equilibrio tra le gang locali. Le proposte di alleanza e le imposizioni, a suon di esecuzioni sommarie, hanno convinto alcuni gruppi ad allearsi con i narcos e a conquistare fette sempre più larghe di territorio. La resa dei conti si è consumata nelle carceri dove erano rinchiusi i capi delle diverse bande. In meno di un anno ci sono state cinque rivolte con decine di omicidi, alcuni efferati con torture e decapitazioni. In 18 mesi l’Ecuador si è trasformato nel nuovo hub del narcotraffico e i cartelli messicani sono riusciti ad allargare il loro giro di affari senza dover più ricorrere ai boss colombiani per i rifornimenti. Trattano sul posto le produzioni, organizzano i carichi, gestiscono le spedizioni, controllano le rotte verso gli Usa, l’Asia e l’Europa.

Lo stato di emergenza - Ma la lotta è ancora in corso e le conseguenze si riflettono, come sempre, sulla popolazione civile, che assiste impotente alla violenza sempre più diffusa e feroce. Il presidente Lasso, in evidente difficoltà di consensi, ha tamponato la situazione proclamando uno stato di emergenza che doveva durare un mese. È ancora in vigore: è stato prorogato 14 volte in due anni di mandato. Questo significa coprifuoco, abolizione di alcuni diritti basilari, limiti nella circolazione dei cittadini nella città più colpite dalla violenza, come Guayaquil, Durán, Samborondón e nelle province di Santa Elena e Los Ríos. Le misure sono servite a poco.

Lasso nei fatti ha abdicato al crimine. Ha ammesso di non essere più in grado di garantire la sicurezza alla popolazione e ha dato il via libera alla vendita e al possesso delle armi. A tutti. Basta avere 25 anni, un certificato di valutazione psicologica e uno tossicologico rilasciato dal ministero della Salute. In una corrispondenza da Guayaquil, El Pais racconta del clima di paura che si è creato anche tra chi è legittimato a imbracciare un’arma. Come le guardie giurate o gli addetti alla sicurezza privata. Ammettono di essere impreparati. “Non siamo stati addestrati per questo”, spiegano al quotidiano spagnolo, “come può darci questa responsabilità se avevamo già paura di uscire per lavorare con tanta insicurezza. Ora sarà peggio se ci costringono ad agire di fronte a qualsiasi attacco”.

C’è molta apprensione anche tra la gente che teme di vedere trasformare l’Ecuador in un campo di battaglia. Tutti armati che reagiscono al primo accenno di rapina o qualsiasi litigio per un problema di traffico. Il mondo accademico e quello dei diritti umani insorgono. Criticano la misura che, dicono, “evita di affrontare le cause alla base della violenza legate alla disuguaglianza, alla discriminazione e alla povertà”. Il rischio è spingersi gli stessi minorenni ad armarsi. I dati ufficiali confermano una tendenza che lo stesso Lasso si era impegnato a invertire. Nel 2022 in Ecuador sono state sequestrate 9.553 armi illegali, secondo la Direzione degli studi sulla sicurezza. Nei soli mesi di gennaio e febbraio di quest’anno ne hanno sequestrate 1.722.

Cadaveri appesi - Ma la tensione e il vero caos in cui è sprofondato il Paese, con scene viste solo in Messico, come cadaveri appesi dai cavalcavia, decine di teste mozzate ritrovate nei cassonetti, cadaveri squartati abbandonati sul ciglio delle strade, fino all’omicidio di amministratori di ospedali pubblici che rifiutavano di accogliere i sicari coinvolti nelle sparatorie hanno spinto la maggioranza della popolazione a invocare misure più drastiche. “Elementi che hanno creato un’atmosfera di violenza incontrollata”, osserva Luis Carlos Córdova, analista contattato da El Pais, “di paura soprattutto tra le élites sociali e gli strati benestanti che hanno premuto per questa soluzione”. Il presidente ha dovuto cedere perché debole nella stessa coalizione di governo che gli garantisce la maggioranza al Congresso. È pronta da mesi una seconda richiesta di impeachment; la prima era stata respinta per un pugno di voti. Cerca di salvarsi distribuendo armi a tutti.