di Ludovica Tagliaferri
sicurezzainternazionale.luiss.it, 24 luglio 2021
Il presidente ecuadoriano, Guillermo Lasso, ha annunciato lo stato di emergenza nel sistema carcerario del Paese. Questa misura è stata decretata dopo i disordini verificatisi nello Stato latino-americano, mercoledì 21 luglio, che hanno causato una ventina di morti e quasi 50 feriti. Il Servizio nazionale per l'assistenza globale ai detenuti (Snai) ha riferito che, questo giovedì 22 luglio, si sono verificati nuovi incidenti a Cotopaxi e che sono stati ricatturati circa 78 evasi.
Dopo che Lasso ha confermato la sostituzione del capo della Snai, il generale Edmundo Moncayo, con il colonnello Fausto Cobo, ha comunicato che sono stati istituiti controlli militari e di polizia nelle prigioni e che "il Governo si impegnerà per imporre lo stato di diritto e garantire la pace e i diritti umani" nel carcere di Latacunga e Guayaquil. "In questi tempi difficili, voglio trasmettere un messaggio di sicurezza ai nostri cittadini. Dando pieno appoggio alle nostre forze dell'ordine, vi annunciamo che il Governo ha ripristinato il pieno controllo dei due centri di privazione della libertà, dove ieri notte ci sono stati scontri tra bande", ha affermato il presidente, sottolineando che le bande criminali che "intendono intimidire il Paese sbagliano se credono che il Governo non risponderà".
Lo scontro avvenuto nel carcere di Guayaquil ha registrato 8 detenuti morti e 3 agenti di polizia feriti, mentre la rissa nella prigione di Latacunga ha causato 41 feriti e la morte di almeno 10 detenuti, nonché danni alle aree amministrative del complesso carcerario. Nella prigione di Guayaquil sono detenuti diversi membri della banda Los Choneros, dedita all'estorsione, all'omicidio, al traffico di droga e ad altre attività criminali.
Il capo banda, Jorge Luis Zambrano, noto come "Rasquiña", aveva il controllo delle attività illecite che avvenivano nelle prigioni del Paese prima che venisse ucciso, il 28 dicembre 2020, in un centro commerciale situato nella città costiera di Manta, nella provincia di Manabí. Da quel momento, vari gruppi criminali hanno iniziato a contendersi il comando delle carceri del Paese. Il 23 febbraio, sono avvenuti scontri simultanei, considerati i più mortali degli ultimi anni. Secondo un bilancio riportato da Moncayo, le violenze avevano generato oltre 60 morti, di cui 33 a Mirador de Turi, 8 nella prigione di Cotopaxi e 21 nella Penitenciaría del Litoral, nella regione di Guayaquil.
In seguito agli scontri del 23 febbraio, l'ex presidente dell'Ecuador, Lenín Moreno, aveva riferito che circa 800 poliziotti si erano mobilitati per controllare e ristabilire l'ordine all'interno delle prigioni e aveva aggiunto che il sistema carcerario nazionale si trovava in stato di emergenza. "Il Ministero della Difesa deve esercitare un maggiore e rigoroso controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi nelle aree circostanti gli istituti penitenziari", aveva evidenziato il presidente.
Nel mese di aprile, nuovi scontri tra due bande di prigionieri erano avvenuti in 4 centri di detenzione nelle città di Guayaquil, Cuenca e Latacunga. Queste risse avevano provocato la morte di circa 80 detenuti e una ventina di feriti, generando un acceso dibattito sulle "presunte debolezze" delle forze di sicurezza dell'Ecuador incaricate di controllare le prigioni del Paese. Attualmente, il sistema carcerario dello Stato latino-americano ha una capacità di 29.000 detenuti in 60 strutture ma, ad oggi, contiene 38.000 prigionieri e ci sono circa 1.500 guardie a sorvegliarli.











