di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 maggio 2026
Secondo la cabina di regia di Palazzo Chigi, sarebbero 800 i posti letto in più dall’inizio dell’anno. Ma i dati di via Arenula li smentiscono. Rispetto al luglio 2025, quando il progetto venne approvato dal governo, i letti disponibili sono addirittura diminuiti. Dall’inizio dell’anno sono stati recuperati 280 posti. Il sovraffollamento, come scriveva il coordinatore nazionale dell’osservatorio Antigone Alessio Scandurra in uno degli ultimi rapporti, non crea solo un problema di restrizione degli spazi vitali per i detenuti ma incide sulla sempre più ridotta disponibilità di tutte le altre risorse di cui è fatto il carcere. Eppure il governo Meloni non demorde nell’obiettivo di costruire nuove strutture detentive - un affare nel settore delle opere pubbliche ma un vicolo cieco nella soluzione dei problemi penitenziari - anche se i risultati scarseggiano. Così ieri Palazzo Chigi, dopo aver riunito per la quinta volta la cabina di regia per l’edilizia penitenziaria presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha riconfermato il cronoprogramma del piano che prevede “la realizzazione di un totale di oltre 10.500 nuovi posti entro la fine del 2027”. E ha snocciolato un po’ di numeri sul supposto avanzamento dei lavori che però non trovano conferme neppure negli stessi dati ministeriali di via Arenula.
La comunicazione ufficiale parla di “circa 1400 posti” detentivi “recuperati o realizzati” fino ad oggi dal 22 luglio 2025, giorno in cui fu “approvato in Consiglio dei ministri” il piano di edilizia penitenziaria - che “comprende interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nuove realizzazioni e ampliamenti” - affidato al commissario straordinario ad hoc Marco Doglio. Di questi posti letto creati o recuperati - il dettaglio, richiesto, non ci è stato fornito da Palazzo Chigi - 800 sarebbero stati realizzati solo nel primo quadrimestre del 2026. “Tra ottobre 2022 e aprile 2026 i posti in più a messi a disposizione sono complessivamente 1.900”, assicura la cabina di regia promossa dai ministri Salvini e Nordio e a cui hanno preso parte anche i tecnici di Invitalia e il provveditore alle opere pubbliche della Lombardia.
Numeri che però sembrano essere smentiti dagli stessi dati ministeriali. Il fermo immagine della condizione odierna delle carceri attesta, intanto, che “in 73 istituti penitenziari il tasso di affollamento è pari o superiore al 150%, ossia tre persone per ogni due posti disponibili”, e che “la situazione più grave si registra a Lucca, dove il sovraffollamento è del 238%”. SECONDO gli stessi elaborati del ministero di Giustizia, al 31 dicembre 2025 nelle carceri italiane si contavano 51.277 posti regolamentari e 46.081 posti realmente disponibili. Al 30 aprile 2026, quattro mesi dopo, i posti regolamentari sono 12 in meno: 51.265. Mentre i posti realmente disponibili salgono a 46.361. Il calcolo attesta dunque un aumento di soli 280 posti letto, e non 800 come contabilizzato da Palazzo Chigi. A meno di errori del sito ufficiale di via Arenula, che peraltro annota la presenza in questi spazi a fine aprile di ben 64.412 persone recluse. LE Statistiche poi confutano la narrazione ufficiale anche sul confronto con luglio 2025, all’avvio del piano di edilizia penitenziaria: al 30 luglio dell’anno scorso si contavano infatti 51.300 posti regolamentari e 46.767 letti disponibili. Quindi la capienza odierna è addirittura diminuita rispetto ad allora.
Di piani di edilizia penitenziaria finiti nel nulla o quasi se ne contano a bizzeffe. Come ha ricordato pure la Corte dei Conti quando un anno fa intimò all’esecutivo di Meloni di portare a termine almeno le opere previste nel piano emergenziale programmato dal governo Monti e affidato, dal 2012 al 2014, all’allora commissario straordinario Angelo Sinesio. Ad oggi, poi, non è dato sapere che fine abbiano fatto i famosi 1500 moduli prefabbricati in calcestruzzo che Invitalia avrebbe dovuto realizzare già l’anno scorso, secondo le mirabolanti promesse del ministro Nordio, e da collocare soprattutto in istituti lombardi, a cominciare da Opera e Voghera. Va ricordato che, secondo le stime della stessa cabina di regia, il “piano Doglio” avrà un costo complessivo nel triennio 2025-2027 di oltre 900 milioni di euro. “IL PIANO di edilizia penitenziaria del governo è una chimera, mentre l’istituzione continua di nuovi reati e aumenti di pene hanno riempito le celle, senza migliorare la sicurezza dei cittadini, e la popolazione carceraria under 24 e minorile è aumentata, a causa del decreto Caivano”, attacca la capogruppo al Senato di Iv, Raffaella Paita, che lancia l’allarme carceri in Liguria dove, sostiene, “arriviamo al paradosso di persone che potrebbero stare ai domiciliari ma non hanno un alloggio iscrivibile, per colpa di una legge regionale. Impossibile - conclude - andare avanti in questo modo”.











