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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 26 agosto 2025

Il piano per aumentare i letti con moduli prefabbricati costa 12 milioni in più. Gara d’appalto cancellata e sostituita. Nuova procedura per 45,6 milioni di euro. In fumo i posti promessi entro l’anno. Avevano fatto i conti senza l’oste - è proprio il caso di dirlo - il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Dap e il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio, quando giusto cinque mesi fa annunciarono “l’avvio di una gara pubblica per la costruzione di 384 nuovi posti detentivi entro il 2025”, per un “importo complessivo di 32 milioni di euro”. Una cifra decisamente ragguardevole, per “la progettazione, la fornitura e l’installazione” di 16 blocchi detentivi prefabbricati da installare all’interno delle cinta murarie di nove istituti penitenziari italiani, eppure non sufficiente. Dopo la scadenza del bando prevista per il 10 aprile, rifatti i conti con le imprese che avevano manifestato interesse nel primo avviso pubblico del 21 marzo, l’impatto con la realtà del mercato ha infatti mandato tutto a monte. Conti sbagliati di ben 12 milioni di euro (in più, naturalmente). Il commissario Doglio è costretto ad annullare il bando. E a ricominciare tutto da capo.

Perciò Invitalia, che gestisce le gare in qualità di Centrale di Committenza e che già il 10 marzo aveva pubblicato una dettagliata “Relazione tecnico illustrativa preliminare” sui blocchi di detenzione, il 18 agosto ha lanciato una nuova procedura (non ristretta, a differenza della prima, ma rivolta a tutti stavolta) del valore complessivo di 45,62 milioni di euro. E il limite per la risposta delle imprese è fissato al 25 settembre 2025. Non si tratta di una procedura accelerata e la durata stimata per la messa in opera è di 48 mesi. È evidente, a questo punto, che per assistere alla realizzazione del nuovo piano di edilizia penitenziaria - che secondo il governo di ultradestra sarebbe la soluzione all’emergenza sovraffollamento (aumentato, in questi cinque mesi) - possiamo metterci comodi. O scomodi, se malauguratamente si è ospiti delle pubbliche galere che in cento posti letto stipano attualmente in media 133 detenuti.

Ancora ad aprile scorso, però, a Palazzo Chigi spergiuravano che non ci sarebbero stati ritardi sul progetto, pena le ire di Giorgia Meloni in persona; e giusto un mese fa, prima delle ferie estive, Nordio festeggiava l’approvazione in Cdm del piano “per la restituzione e la creazione di 9.696 posti detentivi aggiuntivi in tre anni”. Già era arrivata però, a maggio, la reprimenda della Corte dei Conti che con una delibera di oltre 240 pagine aveva messo in guardia l’esecutivo sulle “inadempienze contrattuali da parte delle imprese”, sui “mutamenti repentini delle esigenze detentive rispetto al passo dei lavori” e sulle “carenze nei finanziamenti necessari per attuare le modifiche progettuali” che solitamente mandano in tilt tutti i piani di edilizia penitenziaria. E aveva intimato al commissario Doglio di non sforare in alcun modo le previsioni, chiedendogli di ricontrollare accuratamente “cronoprogrammi procedurali e finanziari”.

La “simulazione” di marzo, come la chiamano a via Arenula dove la questione viene presa con sportiva nonchalance, ha costretto il commissario a riscrivere il bando. La procedura prevede la divisione in tre lotti: il primo è per l’ampliamento delle carceri di Alba, Milano e Biella (il feudo del sottosegretario Delmastro) con un costo totale di oltre 14,5 milioni di euro; il secondo da 16,2 milioni circa riguarda il “Centro nord” con i moduli prefabbricati da installare nei penitenziari de L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera; mentre il lotto “Centro sud” prevede una spesa di circa 15 milioni per aggiungere con i moduli posti detentivi a Frosinone, Palmi e Agrigento.

Pochi giorni prima, il 13 agosto, il commissario Doglio tramite Invitalia ha lanciato altre tre gare “per la riqualificazione e l’ampliamento” di altrettanti istituti: Santa Maria Capua Vetere, con un appalto dal valore di circa 4,9 milioni di euro; Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, per “circa 1,5 milioni di euro”, e il carcere di Trani la cui ristrutturazione vale - sulla carta - 3,8 milioni di euro. In questo caso le imprese hanno tempo per la presentazione delle offerte fino al 16 settembre.

Ma quella che il Commissario Doglio definisce “una risposta concreta e strutturata al grave problema del sovraffollamento carcerario che affligge l’Italia da anni” arriva evidentemente - a voler essere ottimisti - con grave ritardo e monca. Perché nel frattempo, per usare le parole dell’illustre detenuto Gianni Alemanno prese in prestito dal suo ultimo diario di bordo, “il sovraffollamento delle carceri uccide gli agenti della penitenziaria come le persone detenute”. L’ultimo, sabato scorso, a Cremona, un detenuto quarantenne è morto per inalazione di gas. Un probabile suicidio, secondo il sindacato UilPa che riferisce: “Nel carcere di Cremona sono ammassati ben 563 ristretti in soli 384 posti disponibili, mentre si contano 187 operatori di polizia penitenziaria assegnati, quando ne servirebbero almeno 335”. E ampliando gli istituti, ne occorrono ancora di più. Forse, però, è ancora presto per dei conti fatti bene anche in questo campo.