di Niccolò Carratelli
La Stampa, 1 luglio 2024
Edith Bruck vede abbattersi in Italia e in Europa uno “tsunami di antisemitismo”. Per questo la 93enne scrittrice ungherese, testimone diretta della Shoah, assicura di non essere rimasta stupita nel leggere le frasi razziste pronunciate dai ragazzi “meloniani” di Gioventù nazionale. “Non c’è nulla di cui meravigliarsi, tanto più con questo governo di destra - spiega - da quando sono arrivati al potere sono saltati gli argini, non ci sono più freni inibitori, si sentono autorizzati a dire di tutto”.
Perché sanno di godere di una copertura politica?
“Basta vedere quali sono state le reazioni dopo l’inchiesta di Fanpage. La premier se l’è presa con i giornalisti, come se fossero delle spie, perché hanno mostrato ciò che era meglio tenere nascosto. Poi c’è stata una condanna solo delle frasi antisemite, mentre sugli slogan nazisti e i richiami al fascismo hanno sorvolato. Come se fascismo e antisemitismo siano due cose che si possono tenere distinte. Ma, d’altra parte, su questo punto Giorgia Meloni non ha mai dato una risposta adeguata”.
In che senso?
“Non ha mai preso una distanza netta dal fascismo, ogni volta si arrampica sugli specchi. Mostra due facce, forse tre, rivolta sempre la frittata. In questo caso, vuole far credere che lei non sapeva niente di cosa pensano e dicono i suoi ragazzi, ma ovviamente non è così. Sono sue creature, cresciuti in un liquido amniotico simile al suo. E non sono pochi casi isolati”.
Intende i pochi che verranno allontanati?
“Vogliono farci credere che sono 4 o 5 esaltati, ma in realtà sono centinaia e sono lo specchio di un pezzo di Italia, che ha votato Meloni e il suo partito”.
Questo significa che c’è un pezzo di Italia razzista e antisemita?
“Non c’è dubbio. E che non ha fatto i conti con il proprio passato, non lo rinnega, anzi lo rivendica con orgoglio. Ma questo non avviene solo in Italia, ora vediamo la Francia, c’è una nuvola nera che incombe sull’intera Europa. Io sono ungherese, ora ci tocca vedere Orban presidente di turno dell’Unione europea, un uomo che dice cose agghiaccianti sulla supremazia della razza ungherese. Non a caso, grande amico di Meloni”.
Tornando all’antisemitismo, è un fenomeno che appare in crescita: perché?
“Stiamo assistendo a uno tsunami antisemita, legato anche alla protesta contro il governo israeliano per quello che avviene a Gaza. Ma voglio dire che noi ebrei non c’entriamo nulla con quello che sta facendo Netanyahu contro i palestinesi, tutto questo odio non ha senso”.
Ha l’impressione di essere tornata indietro?
“Ricordo fin da bambina questa generalizzazione nei nostri confronti: un ebreo ruba, tutti gli ebrei sono ladri. Vale solo per noi ed è sempre difficile da accettare. Sì, vedo segnali di un ritorno indietro, è doloroso. Ma io non ho paura, anche in questi tempi bui continuerei a uscire di casa con la mia stella gialla al collo, se solo non avessi problemi a una gamba”.
Liliana Segre ha espresso la sua amarezza, per un impegno di testimonianza che sembra essere stato vano…
“Capisco Liliana, ma io non credo che tutti i nostri sforzi siano stati vani. Io da 64 anni vado nelle scuole, incontro gli studenti, racconto e mi confronto con loro. Mi ascoltano, a volte piangono con me. Credo sia necessario continuare a parlare, fosse anche per far cambiare idea solo a 2 o 3 persone”.
Allora cosa direbbe a quei ragazzi di Gioventù nazionale?
“Li incontrerei sicuramente, parlare con chi non ti ama è l’unica strada per provare ad avvicinarsi. I ragazzi spesso studiano poco e male, poi è facile che vengano condizionati da cattivi maestri. Forse tutto questo è voluto, bisognerebbe rivedere i libri di storia adottati nelle scuole, qualche pagina in meno sul Medioevo e qualcuna in più sul secolo scorso. A proposito di scuola, però, le racconto una cosa”.
Prego...
“Tempo fa in un liceo, al termine di un incontro con gli studenti, mi si avvicina il loro professore di storia e mi dice che, parecchi anni prima, anche lui da studente aveva partecipato a un incontro con me. Ecco, quella è la mia speranza, riuscire a gettare un seme per il futuro”.










