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di Luca Fazio

Il Manifesto, 5 marzo 2025

La campagna sociale di Coop “Dire, fare, amare”. Nomisma: per nove italiani su dieci può prevenire fenomeni di odio e violenza di genere. Stiamo male, a cominciare dai bambini o dai “nostri ragazzi”, come dicono gli adulti che almeno provano a mettersi una mano sulla coscienza. Molte maestre (e maestri) e tante mamme e papà disorientati che procedono a tentoni. La consapevolezza si sta facendo largo anche nel discorso pubblico e non solo tra i professionisti che si occupano di disagio psichico: oggi l’ansia è un sentimento così diffuso che sta facendo collassare i legami sociali. È questa l’atmosfera di un sistema che crea soggetti ansiosi, soli, rassegnati o aggressivi.

Su questo terreno complicato da attraversare si muove l’ultima campagna sociale di Coop “Dire, fare, amare”. Obiettivo dichiarato: “La necessità che l’educazione alle relazioni diventi una materia scolastica obbligatoria nel nostro Paese, come è già nella maggioranza dei paesi europei. Dibattito aperto, con il rischio di buttare la palla in tribuna perdendo tempo in dispute di tipo ideologico (destra/sinistra). Di notevole c’è che la campagna di Coop mette sul tavolo una corposa indagine che ha testato il “sentire” degli italiani sul tema dell’istruzione come forma di prevenzione.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con Nomisma che ha interrogato duemila persone tra i 18 e i 64 anni su questioni che coinvolgono la sfera degli affetti e della sessualità. I dati emersi, spiegano gli autori del lavoro, sono molto netti: “Il 70% del campione e 9 italiani su 10 ritengono che proprio l’insegnamento scolastico possa contribuire alla prevenzione di fenomeni di odio, emarginazione, finanche di violenza di genere. A partire anche dalla tenera età, considerato che un genitore su due immagina che il percorso dell’educazione alle relazioni possa iniziare già dalla scuola elementare”.

La materia complessa è indagata con nude cifre che se non altro aiutano a percepire alcuni “pezzi” di vita vissuta. Il ruolo della madre educativamente ancora preponderante a proposito di relazioni, mentre il ruolo del padre sarebbe addirittura “superato” dagli amici e dai coetanei. E poi il tema della sessualità che in famiglia è ancora tabù, anche perché alcuni genitori temono di suscitare ansia nel figlio/figlia. Quasi tutti concordano però nel ruolo che dovrebbero avere gli esperti (psicologi) tra le mura scolastiche, che dopo la pandemia sono però state invase più da supporti tecnologici che da professionisti votati all’ascolto. Insomma, il desiderio condiviso degli italiani è che anche la scuola si rimbocchi le maniche per educare ai sentimenti.

L’esigenza è evidente e comunque bisognerebbe parlarne senza trascurare quella minoranza statistica che esprime ancora dubbi, alcuni tutt’altro che irrilevanti. “Noi crediamo che il tema non sia più procrastinabile e che ci sia urgenza di affrontarlo in modo serio, senza infingimenti ideologici proprio come strumento irrinunciabile di maggiore consapevolezza e di prevenzione”, commenta Maura Latini, presidente di Coop Italia. La campagna “Dire, fare, amare” verrà “venduta” in tutti i negozi dove “la base sociale” dei consumatori si incrocia quotidianamente almeno per fare la spesa. Sono milioni ogni settimana.