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di Flavia Amabile

La Stampa, 1 maggio 2025

Il titolare del dicastero: “Nelle scuole bisogna insegnare i valori dell’occidente. Non sarà il ministero a scegliere chi farà la formazione ma le scuole in autonomia”. L’opposizione è contraria al consenso dei genitori ai corsi di educazione sessuale nelle scuole? “Solo un intollerante può considerare negativamente una scelta di libertà”, risponde il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. L’opposizione sostiene che le sue misure siano dettate da fanatismo? E lui li accusa di non conoscere la Costituzione e di essere oscurantisti. Dei due provvedimenti approvati ieri mattina dal consiglio dei ministri quello sull’educazione sessuale nelle scuole è il più criticato dalle opposizioni. È inevitabile che sia così: l’educazione sessuale nelle scuole è da anni terreno di battaglia. Solo nei primi tre mesi del 2025 sono finiti nel mirino della destra corsi in mezza Italia.

A gennaio l’attacco è stato lanciato contro il bando da 420mila euro del Comune di Roma per finanziare progetti del terzo settore per l’educazione affettiva nelle scuole medie della capitale. L’obiettivo è quello di prevenire la violenza e la discriminazione basate su genere e orientamento sessuale e per promuovere la parità di genere ma Fratelli d’Italia, Lega e ProVita e Famiglia si sono opposti.

A febbraio sono finiti sotto accusa dei corsi organizzati in Veneto, durante i quali la castità sarebbe stata presentata come l’unico metodo valido di contraccezione. Come hanno denunciato in un’interrogazione parlamentare la deputata Rachele Scarpa e la consigliera regionale Francesca Zottis, entrambe del Pd. A marzo, invece, Fratelli d’Italia si è opposta alla decisione del comune di Empoli di prevedere la possibilità di lezioni di educazione sessuale all’interno dei plessi cittadini. Secondo FdI bisogna evitare il “diffondere concezioni capaci di incidere sulla formazione identitaria dei giovani” e sottolineato la necessità di un “approccio che rispetti l’anatomia biologica e il ruolo cardinale della famiglia nel percorso educativo dei più piccoli”. In questo clima già incandescente il ddl presentato dal ministro Valditara ha aumentato ancora la distanza tra maggioranza e opposizione.

Il ministro ha sottolineato che i soggetti che potranno tenere i corsi di educazione sessuale dovranno soddisfare alcuni criteri. “Saranno scelti in base a criteri di professionalità. Ci vuole rigore, una formazione scientifico-accademica per trattare in modo consapevole e non demagogico questi temi. Non si può entrare nella scuola e fare attività di propaganda o strumentali senza alcuna serietà scientifica”.

Argomenti che non hanno convinto affatto le opposizioni. Secondo il Pd il provvedimento limita l’autonomia scolastica. “Neanche per idea, il Pd impari la Costituzione. L’articolo 30 attribuisce ai genitori il diritto-dovere di educare. Istruire, formare i propri figli. La libertà educativa è un principio costituzionale sacrosanto. La nostra è una Costituzione personalista che mette lo Stato al servizio della persona e la persona dello studente al centro della scuola costituzionale. Non è il ministero a decidere ma la scuola nella propria autonomia a scegliere chi va nelle classi a fare lezioni riguardanti il tema della sessualità.

Saranno il collegio dei docenti e il consiglio di istituto a scegliere i formatori nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica. Ma i genitori hanno il diritto di essere informati su cosa si propone, chi saranno i professionisti coinvolti, su che tipo di materiale didattico sarà distribuito, sulle finalità educative che si vogliono raggiungere. In base a queste informazioni i genitori di figli minorenni sceglieranno liberamente. Spetta poi alle scuole attivare corsi alternativi per chi non parteciperà”.

Anche a questa argomentazione l’opposizione risponde che, in realtà, i genitori sono già coinvolti attraverso il consenso del Consiglio di classe e di istituto rispetto alle scelte che fa una scuola. “Ogni genitore ha il diritto di esercitare le facoltà che gli sono attribuite direttamente dalla Costituzione su temi sensibili come quelli della sessualità. Se un genitore non vuole che il figlio frequenti questo tipo di corsi perché la scuola gli dovrebbe dare un’educazione che lui rifiuta? Questo è totalitarismo, è intolleranza, è oscurantismo. È il contrario della libertà educativa”.

Chi non condivide la scelta della scuola quindi semplicemente evita che la figlia o il figlio frequentino quel corso, sostiene il ministro, perché “non stiamo parlando della storia, della geografia o della matematica ma di un tema particolarmente sensibile come quello della sessualità. La scuola è al servizio degli studenti e quindi deve essere plurale e rispettare le differenze. Semplicemente al genitore che non condivide un determinato tipo di educazione si dice che ha il diritto di far frequentare a suo figlio una lezione alternativa. Dov’è il problema? Lo dico facendo polemica. Solo un intollerante può considerare negativamente una scelta di libertà”.

E a Elisabetta Piccolotti di Avs che gli ricorda che i genitori di Saman Abbas non avrebbero dato il consenso ai corsi vanificando la possibilità di salvarla il ministro risponde che “nelle linee guida sull’educazione civica abbiamo fissato come obiettivi di apprendimento obbligatori, che devono essere studiati e appresi da tutti, il rispetto verso le donne. Sono i valori della nostra cultura, dell’Occidente, che abbiamo ribadito anche nelle indicazioni nazionali per il primo ciclo. E con Indire formeremo i docenti per insegnare la cultura del rispetto verso le donne”.