di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 5 maggio 2020
Aumentano le richieste dei detenuti accusati di mafia che chiedono i domiciliari per motivi di salute. Le istanze di scarcerazione per "rischio Covid" aumentano di giorno in giorno. Sono un centinaio i detenuti siciliani accusati di mafia e droga che chiedono di poter andare ai domiciliari per motivi di salute. Istanze che adesso sono al vaglio di varie autorità giudiziarie: alcuni detenuti sono infatti in attesa di giudizio, dunque la competenza è dei gip, dei tribunali del riesame, delle corte di appello; altri stanno invece scontando delle condanne già definitive, a decidere saranno i tribunali di sorveglianza sparsi per l'Italia, nelle sedi dove i mafiosi sono detenuti.
Il nome più rilevante nella lista di chi ha fatto domanda è al momento quello di Gaetano Riina, il fratello del capo dei capi di Cosa nostra, che è detenuto a Torino. "Ha 87 anni ed è gravemente ammalato", dice uno dei suoi legali, l'avvocato Pietro Riggi. "Nella nostra istanza scriviamo che nel carcere di Torino ci sono 60 detenuti risultati positivi al Coronavirus, una situazione davvero pericolosa per un anziano che ha un solo rene, che ha già rischiato la vita con più infarti e un enfisema polmonare". Riina deve scontare ancora due anni, l'ultima condanna è stata emessa dal tribunale di Napoli per il reato di concorrenza illecita, nell'ambito di una indagine sul controllo del trasporto ortofrutticolo.
Un centinaio le istanze di boss siciliani, altrettante quelle presentate da appartenenti a Camorra e 'Ndrangheta. La posizione delle procure distrettuali antimafia viene ribadita ad ogni udienza. "Gli arresti domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità".
A preoccupare i pm è soprattutto il ritorno dei mafiosi nelle loro città. A Palermo è tornato ai domiciliari Giuseppe Sansone, imprenditore arrestato nell'estate scorsa perché ritenuto uno degli anelli della nuova riorganizzazione mafiosa. E anche Francesco Bonura, che era al 41bis. Stesso reparto dove era recluso Vincenzo Di Piazza, il capomafia di Casteltermini: adesso è ai domiciliari nella sua abitazione in provincia di Agrigento.
Come rivelato domenica da Repubblica sono 376 i mafiosi e i trafficanti di droga che hanno lasciato il carcere per motivi di salute legati all'emergenza Covid. Un dato che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato alla commissione parlamentare antimafia. Nella parte alta della lista c'è anche l'ergastolano Antonino Sudato, di Avola, era detenuto nel reparto più rigido della cosiddetta "Alta sicurezza". Tutti gli altri stavano in "Alta sicurezza 3", il circuito che ospita l'esercito di mafie e gang della droga, 9.000 detenuti in totale.
Dei 376, quasi la metà sta scontando una condanna definitiva, gli altri sono ancora in attesa di giudizio. Per tutti, hanno comunque pesato le condizioni di salute precarie attestate da certificati e perizie. E il fatto che il Dap non sia riuscito ad attrezzare soluzioni alternative agli arresti domiciliari, ad esempio nei centri medici penitenziari. Una polemica che ha portato alle dimissioni del capo del Dap Francesco Basentini e alla nomina di un nuovo vertice costituito dal vice, Roberto Tartaglia, che si è già insediato, e dal capo, Dino Petralia.










