di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 18 gennaio 2023
Fdi: “Con il governo Meloni non verrà meno nessuna misura contro la criminalità”. Forza Italia spinge almeno per un ritocco, ma precisa: “Non riguarderà i reati di mafia”. E a Nordio tocca firmare il 41 bis per il boss malato.
“Le intercettazioni sono uno strumento essenziale per contrastare la criminalità. Con il governo Meloni, così come per il 41 bis, non verrà mai meno nessuna normativa per contrastare l’illegalità”. All’indomani della cattura di Matteo Messina Denaro tocca a Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario e plenipotenziario dei meloniani in tema di giustizia, gettare acqua sul fuoco sulla polemica. Risalire al boss, latitante per trent’anni, infatti, è stato possibile anche grazie alle intercettazioni. “Senza, non si possono fare indagini di mafia”, ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia. Un’affermazione detta tra le righe ma che assume un peso enorme, nel momento in cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio - sostenuto in questo da Forza Italia - sta valutando di rivedere la disciplina delle intercettazioni. E allora spetta a un esponente di FdI blindare le captazioni che si fanno durante le indagini. Per il presente e per l’immediato futuro. “Un uomo che ha vissuto nascosto, latitante come un topo, alla fine è stato preso perché lo Stato vince sempre. È stato preso anche per il tramite delle intercettazioni, che rimangono uno strumento essenziale di cui non depriveremo la magistratura”, ha aggiunto il fedelissimo di Giorgia Meloni a margine di un flash mob organizzato da Fratelli d’Italia per ringraziare i carabinieri.
Una posizione netta e necessaria, per il partito di maggioranza relativa, a fugare ogni dubbio. A non far credere ai propri elettori che ci saranno allentamenti di sorta. Né sulle intercettazioni di mafia, né sulle altre. Eppure queste parole sembrano andare in controtendenza rispetto a quello che, appena pochi giorni fa, diceva il ministro Nordio: “I mafiosi non parlano al telefono”. Parole che vengono brandite contro di lui soprattutto dai 5 stelle, perché il latitante italiano più ricercato è stato trovato anche perché di Iddu e della sua malattia parlavano i suoi sodali proprio al telefono.
Per la maggioranza ora è un bel problema: una qualsiasi revisione della materia, se anche non andasse a toccare i reati di mafia, sarebbe vista come un favore alla criminalità. D’altro canto, però, quella di Nordio contro le intercettazioni non necessarie - e che comportano spese notevoli - è una vera e propria crociata. Che, però, dovrà rinviare, visto il clima. “Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per il terrorismo e la mafia, ma quello che va cambiato radicalmente è l’abuso che si fa, soprattutto nella stampa, di segreti individuali e intimi che non hanno niente a che fare con le indagini”, ha spiegato ancora il ministro. L’idea, quindi, sarebbe quella di intervenire non tanto sulle intercettazioni quanto sulla loro diffusione. A una stretta in questo senso - che non toccherebbe, quindi, i reati a cui si applicano - FdI e Lega sarebbero anche d’accordo. Ma tengono un profilo basso, perché parlarne oggi significherebbe prestarsi a fraintendimenti. E deludere gli elettori. L’idea, quindi, è quella accantonare questo capitolo. O, quantomeno, di rinviarlo. Perché il momento non è opportuno, certo, ma anche perché sulla scrivania del Guardasigilli ci sono altre priorità: la revisione dell’abuso d’ufficio e del traffico di influenze illecite viene prima di tutto.
Quella di mettere da parte il dossier è una prospettiva che non piace a Forza Italia. Il partito di Berlusconi ritiene indispensabile ragionare su una stretta. Escludendo i reati di mafia e terrorismo. “Non c’è una questione intercettazioni sì, intercettazioni no”, ha dichiarato Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia di Fi. “Non abbiamo mai pensato di toglierle per i reati di mafia”, ha aggiunto. Forza Italia non solo vorrebbe una stretta sulla diffusione illecita delle intercettazioni, ma ambirebbe ad andare oltre: “Il punto - ha sostenuto ancora Sisto, parlando con l’AdnKronos - è se per gli altri reati minori, diversi da quelli mafiosi, non sia possibile un ridimensionamento di questa attività. Non una cancellazione, sia chiaro, ma un ridimensionamento (..). Sono due capitoli completamente diversi: sulla mafia avanti tutta, sul resto una riflessione mi sembra opportuna”. Questa affermazione ha fatto saltare dalla sedia i 5 Stelle, che sono pronti a dare battaglia: “Cosa intendono con questa espressione? Pensano forse che, ad esempio, la corruzione sia un reato minore slegato dalle condotte mafiose? Sanno o dovrebbero sapere che le mafie non indossano più la coppola ma il colletto bianco e mettono le mani sui grandi capitali proprio attraverso la corruzione”, si chiedono Valentina D’Orso e Ada Lopreiato, parlamentari M5s in commissione giustizia di Camera e Senato.
La strada per intervenire sulle intercettazioni, anche solo con un ritocco minimo, si preannuncia dunque scivolosa. Alla maggioranza e al Governo, in questo momento, conviene non imboccarla. Allo stesso modo, sarebbe complesso ritoccare il resto della legislazione antimafia. Non che Lega e FdI, due forze storicamente più vicine al giustizialismo che al garantismo, volessero farlo. E le parole di Delmastro di oggi sono utili a ricordarlo. Il ministro Nordio, però, ha in passato mostrato - e dichiarato - disapprovazione nei confronti di istituti che, in nome della lotta alla mafia, odorano di illiberalità, come l’ergastolo ostativo e il 41 bis. E invece è toccato proprio a lui firmare l’ennesimo decreto di carcere duro. Destinato, questa volta, a Matteo Messina Denaro. La procura ha chiesto per il boss, che ha un tumore in stato avanzato, il 41 bis e la firma del Guardasigilli è arrivata, senza obiezioni di sorta, in mattinata. Il ministro ha dato garanzie su come sarà curato U siccu, nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila: “Dobbiamo avere un minimo senso di umanità - ha precisato il ministro - un senso cristiano oltre a quello che dice la Costituzione di curare chi sta male anche se si tratta di criminali. Noi dobbiamo garantire che ci sia la completa espiazione della pena ma la salute dev’essere tutelata. Ho visto molti detenuti malati che erano assicurati alla giustizia in carceri di massima sicurezza ma curati adeguatamente”.
Nelle frenetiche ore successive all’arresto di Chiddu, qualcuno ha ipotizzato che il boss fosse stato preso in seguito a una sorta di trattativa con lo Stato. Tesi che ha fatto infuriare la premier. E che non regge. “Il primo provvedimento in assoluto assunto da questo governo è la difesa del carcere ostativo. Qualcuno dovrebbe spiegarmi su che cosa si sarebbe fatta questa eventuale trattativa”, ha detto Meloni a Quarta repubblica. Con quell’intervento, contenuto nel decreto Rave, in effetti il governo ha reso estremamente difficile per gli ergastolani condannati per mafia la possibilità di chiedere la liberazione condizionale, dopo 30 anni di prigione, se non hanno collaborato con la giustizia. Lo ha fatto dopo l’aut aut della Consulta che, se il legislatore non fosse intervenuto, avrebbe cancellato la norma. E avrebbe equiparato, quindi, nella richiesta di benefici penitenziari, i condannati per mafia non pentiti con gli altri detenuti. Insomma, quel provvedimento può piacere o non piacere, ma non contiene tracce di un qualsiasi accordo con la mafia. Né, tantomeno, la premier ha espresso l’intenzione di rimetterci mano. Semmai lo farà, aveva lasciato intendere in una conferenza stampa, sarà per rendere la norma ancora più restrittiva. Proposito certamente discutibile, ma è l’esatto opposto di fare un piacere a Cosa nostra.









