di Marta Serafini
Corriere della Sera, 18 maggio 2020
La giornalista a capo di Mada Masr stava intervistando la madre del blogger incarcerato Alaa Abd El Fattah. Era stata già fermata a novembre. Ordinato il rilascio su cauzione.
Arrestata di nuovo. La cofondatrice e direttrice di Mada Masr, testata online egiziana indipendente considerata da molti osservatori come l'ultima testata libera del Paese, è stata fermata fuori dal complesso carcerario di Tora al Cairo, dove stava intervistando Laila Soueif, la madre dell'attivista e blogger Alaa Abd El Fattah. Abdel Fattah sta scontando una pena di cinque anni per aver violato il divieto di protesta egiziano, sviluppatore di software e attivista per la democrazia, noto per aver fondato, insieme alla moglie Manal, il blog Manalaa. Poche ore dopo l'arresto di Attalah, il procuratore ne ha ordinato la scarcerazione dietro pagamento di una cauzione come annunciato via Twitter dalla redazione di Mada Masr.
Secondo quanto riferisce Mada Masr, la direttrice è già comparsa davanti a un giudice ed è stata trasferita nel carcere di Tora. Lina Attalah - che ha seguito anche l'omicidio di Giulio Regeni - era già stata fermata per alcune ore a novembre insieme ad altri giornalisti ed era stata prelevata durante una retata in redazione. Successivamente il sito aveva lavorato con più cautela ma negli ultimi mesi ha ripreso a condurre inchieste delicate e ad alimentare polemiche contro il presidente Abdel Fattah Al-Sisi pubblicando notizie in genere trascurate dagli altri media egiziani.
La notizia è poi stata rilanciata anche dal portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury. La stessa associazione internazionale aveva definito in passato "aberranti" le condizioni in cui sono tenuti i prigionieri a Tora, alla periferia sud-est del Cairo e al cui interno si trova anche la prigione di massima sicurezza detta Al Aqrab (lo scorpione): celle fatiscenti, condizioni igieniche pessime e ora anche il coronavirus, che ha messo fine a visite e contatti per i detenuti.
Nelle quattro prigioni del complesso di Tora sono passati tra gli altri anche gli ex presidenti Hosni Mubarak e Mohamed Morsi e decine di attivisti. Tra i più noti c'è appunto Alaa Abd El-Fattah, icona della rivoluzione di Piazza Tahrir del 2011 e da ultimo critico del presidente al-Sisi. L'attivista è entrato in sciopero della fame a metà aprile, dopo una vicenda giudiziaria in corso da sei anni, proprio per puntare un riflettore sulle condizioni in cui lo tengono in prigione. E sempre nel carcere di Tora era morto il primo maggio il fotografo e regista 24enne Shady Habash. Era stato incarcerato per un video di una canzone che irrideva al Sisi e da più di due anni aspettava un processo.
Abdel Fattah ha scontato una pena detentiva di cinque anni per aver violato il divieto di protesta egiziano. A settembre, non molto tempo dopo la sua liberazione, è stato nuovamente arrestato in seguito a una diffusa repressione che ha fatto seguito alle proteste contro il presidente Abdel Fattah el-Sissi. Ha iniziato lo sciopero della fame più di un mese fa e la sua famiglia teme per la sua vita anche a causa della pandemia di coronavirus. La madre Soueif è stata anche lei arrestata per qualche giorno a marzo insieme ad altri tre dopo che hanno organizzato una protesta per chiedere il rilascio di prigionieri dopo la diffusione del virus.
Mada Masr è una delle centinaia di siti Web bloccati dal governo egiziano negli ultimi anni ma continua a pubblicare all'estero grazie a Vpn e siti mirror. Ha prodotto pezzi investigativi che esaminano alcune delle istituzioni governative egiziane, tra cui agenzie di intelligence, militari e presidenziali. L'arresto della giornalista segue di appena qualche giorno quello di un video-blogger 28enne con quasi 240 mila iscritti su Youtube, Hany Mustafa, messo in carcere con l'accusa di diffamazione e "istigazione alla depravazione". Noto come "zio Hany" e attivo anche su Facebook e su Instagram, Mustafa era diventato popolare trattando apertamente e senza fronzoli di argomenti come sesso, politica e società. L'Egitto occupa il 166esimo posto su 180 nella classifica di Reporter senza Frontiere sulla libertà di stampa.










