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La Repubblica, 9 luglio 2023

Human Rights Watch fa luce sulle condizioni di detenzione dei prigionieri politici. L’Egitto ha iniziato a tenere sessioni di rinnovo della custodia cautelare per i detenuti da remoto, tramite videoconferenza. In questo modo i detenuti partecipano alle udienze dalle carceri sotto il diretto controllo della polizia. Questo tipo di comportamento aumenta ulteriormente l’isolamento anche dei prigionieri politici egiziani - denuncia Human Rights Watch - rendendo meno probabile che vengano alla luce gli abusi commessi nelle carceri.

Le violazioni del giusto processo. La Suprema Procura per la Sicurezza dello Stato sta emulando il comportamento dei tribunali che dal 2022 hanno ampiamente condotto udienze per estendere la detenzione in videoconferenza, in molti casi evitando di portare i detenuti in tribunale. I pubblici ministeri in Egitto possono ordinare unilateralmente la custodia di persone sospettate di avere commesso un reato per 150 giorni prima che vi sia un effettivo controllo giudiziario. Human Rights Watch denuncia che questo sistema esaspera le pratiche abusive di custodia cautelare di lunga data e viola le regole del giusto processo. In base a questo sistema, i giudici spesso non concedono ai detenuti o agli avvocati il tempo sufficiente per parlare o per descrivere le condizioni carcerarie. Ed è, tra l’altro, meno probabile che i reclusi parlino liberamente degli abusi subiti in carcere in presenza di funzionari penitenziari che hanno, poi, il controllo sulla loro vita quotidiana.

I prigionieri politici. L’Egitto detiene decine di migliaia di persone che sono state arrestate esclusivamente per discorsi o critiche pacifiche al governo o a causa di affiliazione politica. A molti vengono arbitrariamente negate le visite o la corrispondenza con la famiglia e persino con gli avvocati. Ora potrebbero rimanere rinchiusi fino a due anni, il periodo massimo di detenzione preventiva consentito dalla legge egiziana, con scarso o nessun accesso a un’adeguata assistenza legale e altrettanto scarsa possibilità di segnalare gli abusi della detenzione nel corso di un’udienza in tribunale. Il limite di due anni, tra l’altro, non è una forma di garanzia, poiché le autorità hanno spesso tenuto i detenuti oltre il tempo legale, utilizzando la custodia cautelare come una vera e propria forma di punizione contro i critici.

L’isolamento. Le dichiarazioni dei detenuti ai pubblici ministeri e ai tribunali sono state una fonte insostituibile per documentare le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dalle autorità egiziane nelle carceri. Eliminando ulteriormente la capacità dei detenuti di parlare, le autorità stanno cercando di reprimere tutte le rimanenti critiche agli abusi. È come se ai prigionieri venisse messa la museruola e buttata via la chiave della cella.