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di Ilaria Venturi


La Repubblica, 8 maggio 2021

 

"Più aumenta la portata mediatica più l'Egitto si irrigidisce". Amnesty: "Non parlarne aiuta i governi repressivi". A 15 mesi esatti dalla carcerazione di Patrick Zaky il ministro degli Esteri Luigi Di Maio gela tutti: "Più aumenta la portata mediatica del caso più l'Egitto reagisce irrigidendosi e chiudendo i canali di comunicazione. Non illudiamoci che porteremo a casa risultati facendo in questo modo". La reazione è di imbarazzo e sconcerto se si pensa alla campagna che sin dal primo giorno ha aiutato lo studente egiziano detenuto a Tora, alla periferia del Cairo, a non scomparire dall'attenzione del Paese e internazionale: appelli degli amici e compagni di studi - Zaky è iscritto al master in Studi di genere dell'università di Bologna e proprio in questo periodo avrebbe potuto laurearsi - mobilitazioni del mondo accademico e politico, risoluzioni del Parlamento europeo fino all'approvazione in Senato della richiesta di cittadinanza italiana.

Amnesty, con il portavoce Riccardo Noury, attacca: "Il silenzio è proprio ciò che aiuta governi repressivi a continuare a commettere violazioni dei diritti umani. E nel silenzio Patrick sarebbe stato dimenticato e temo avrebbe subito anche una sorte peggiore. Un segnale preoccupante poi sarebbe se il riferimento indiretto delle parole del ministro fosse alla proposta di cittadinanza italiana, per smorzarla".

Di Maio parla a L'aria che Tira su La7, spiega che confida su intelligence e diplomazia per liberare subito Zaky e farlo tornare dalla sua famiglia: "Abbiamo portato a casa tutti i cittadini rapiti o in stato detentivo ingiusto. E la notizia è stata data quando hanno messo piede in Italia. Abbiamo lavorato in silenzio. Zaky, purtroppo per il metodo di lavoro nostro, è un cittadino egiziano. Tutte le iniziative sono meritorie, è legittimo portare avanti campagne di solidarietà e battaglie. Dico solo di non illuderci che così otteniamo dall'altra parte un risultato".

Poco prima il segretario del Pd Enrico Letta aveva inaugurato il ritratto di Zaky esposto al Nazareno reclamando con forza la sua liberazione. E in un video su Tg La7, ieri l'altro, Marise Zaky, la sorella, con le lacrime agli occhi aveva raccontato di lui e di quanto soffra per una detenzione ingiusta con l'accusa di propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo: "È nervoso e sta male psicologicamente, vuole essere rilasciato". Il sostegno che lo circonda lo fa sentire meno solo. Due settimane fa la famiglia aveva fatto arrivare al giovane un messaggio per capire cosa ne pensasse e la sua risposta è stata che la campagna continui, ha il terrore di essere dimenticato.

Aggiunge Noury: "Qui non stiamo parlando di un sequestro compiuto da un gruppo armato con cui negoziare in silenzio, ma di un prigioniero di coscienza privato di ogni suo diritto dalle autorità di uno Stato amico dell'Italia col quale sarebbe necessario alzare la voce e non abbassarla". Stesso invito arriva dal deputato Pd Filippo Sensi: Di Maio "sappia che il Parlamento ha fatto e continuerà a fare la sua parte. La faccia anche il governo".