di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 23 giugno 2021
In Egitto, un video su TikTok può costare dieci anni di carcere. È successo a Haneen Hossam, una influencer di 20 anni che sulla piattaforma social aveva raggiunto i 900.000 follower prima di essere arrestata con l'accusa di "tratta di esseri umani", "corruzione della vita familiare e istigazione alla dissolutezza". È stata lei stessa ad annunciare la condanna con un video postato su Instagram: in lacrime, dice di "non aver fatto niente di male a nessuno" e invoca la clemenza del presidente Abdel Fattah Al-Sisi, che risulta anche taggato. Lui, sul suo profilo ufficiale, di follower ne ha 2,4 milioni.
Tutto ha avuto inizio nel 2020 quando Hossam è stata arrestata per "atti contrari ai valori della famiglia e delle tradizioni". Condannata a due anni di reclusione, la ragazza ha potuto lasciare il carcere dopo dieci mesi perché i suoi legali sono riusciti a ribaltare il verdetto in appello. Dopo poco tempo però, contro la studentessa iscritta alla Cairo University è stato aperto un nuovo processo, questa volta per "incitamento ad atti contrari ai principi e ai valori tradizionali egiziani, per spingere le giovani ragazze a guadagnare beni materiali". In pratica induzione alla prostituzione. La prova portata dall'accusa è un video in cui Hossam incoraggia i suoi follower a iscriversi ad un'altra piattaforma social, Likee, spiegando come guadagnare denaro postando i video.
Secondo difensori dei diritti umani egiziani, le autorità del Cairo stanno portando avanti una vera e propria persecuzione contro le donne influencer sui social network, adducendo generalmente come reato la violazione dei valori tradizionali.
Quello di Hossam infatti non è un caso isolato: domenica il tribunale del Cairo ha condannato anche un'altra influencer egiziana, Mawada al-Adham, 23 anni. Lei di follower ne ha tre milioni su Tiktok e 1,4 su Instagram. Il giudice ha reputato "indecenti" i video in cui la giovane canta in playback canzoni pop e ha confermato la condanna a sei anni.
Stessa sentenza a ottobre del 2020 è toccata anche a una mamma e una figlia divenute famose su TikTok, Sherifa Rafat e Nora Hisham, centomila followers in totale. Il giudice ha confermato l'accusa di "incitamento alla prostituzione" per via dei video ironici in cui le donne comparivano truccate e vestite con abiti eleganti e a volte appariscenti, per discutere dei più svariati argomenti.











