Egitto. I genitori di Giulio Regeni a Di Maio: “ritiri l’ambasciatore”
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 5 settembre 2019
L’appello dopo la nomina alla Farnesina: “Vogliamo le conseguenze annunciate”. La prima questione che Luigi Di Maio si ritrova sull’agenda di neo-ministro degli Esteri è il caso Regeni. Non perché ci siano appuntamenti fissati o scadenze imminenti; anzi, non c’è nulla alle viste, e proprio questo è il problema. Sono perciò i genitori del ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo all’inizio del 2016 a chiedere al leader grillino che entra alla Farnesina di reagire subito a silenzi, coperture e omertà egiziane sulla drammatica fine del loro ragazzo: “Ora che ha il potere e la responsabilità di porre in essere quelle conseguenze minacciate nei confronti del governo egiziano, confidiamo che il ministro vorrà come prima cosa richiamare il nostro ambasciatore e pretendere la verità fino ad oggi nascosta e negata”, dicono Paola e Claudio Regeni subito dopo aver appreso la notizia della nomina del leader grillino.
È un appello che suona anche come una messa in mora di Di Maio, che da vicepremier si era esposto affrontando il caso direttamente con il presidente egiziano Al Sisi, e con successive dichiarazioni che però non hanno avuto seguito. A novembre annunciò conseguenze se dal Cairo non fossero arrivate risposte concrete entro il 2018: “Tutto ne risentirà”.
Le risposte non ci sono state, ma non è successo niente. A gennaio, nel terzo anniversario della scomparsa, i Regeni hanno reclamato a gran voce “le conseguenze”, con l’avvocato Alessandra Ballerini, e oggi tornano su quella richiesta. Ricordando ciò che Di Maio proclamò a febbraio 2016, nelle vesti di deputato dell’opposizione: “Il governo dovrebbe minacciare ed eventualmente avviare ritorsioni economiche verso l’Egitto. Giulio era ed è uno dei nostri orgogli nel mondo. Il governo deve andare fino in fondo, lo faccia una volta tanto”. Ora tocca a lui.










