di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 21 luglio 2020
Il rapporto dell'Ong "Human Right Watch". "Le autorità egiziane dovrebbero adottare misure immediate per fornire ai detenuti adeguate cure mediche e misure per contenere l'epidemia di Covid-19". È il commento di Joe Stork, vicedirettore per il Medio Oriente e Nord Africa per l'organizzazione umanitaria internazionale Human Rights Watch, dopo che ieri è stato pubblicato un rapporto relativo alla diffusione dell'epidemia di Covid- 19 all'interno degli istituti penitenziari dell'Egitto.
Il quadro dipinto dallo studio è allarmante, nel periodo preso in considerazione che si ferma al 15 luglio è stata infatti registrata la morte di 14 detenuti proprio inseguito alle complicanze derivate dall'infezione da coronavirus. Hrw ha basato la sua denuncia su resoconti di testimoni, lettere trapelate da almeno 10 carceri e rapporti rilasciati da gruppi locali impegnati nella difesa dei diritti umani.
Secondo l'organizzazione umanitaria "anche se decine di prigionieri e detenuti, come minimo, avevano mostrato sintomi Covid-19 da lievi a gravi, le carceri non hanno provveduto a cure sufficienti e praticamente non è stato predisposto nessun accesso ai test per il virus o lo screening dei sintomi".
Alla mancanza di misure di tracciamento dei contatti e procedure per isolare i detenuti che presentano sintomi, si aggiunge il fatto che in alcuni casi (si parla di 3 carceri) le guardie si sono rifiutate di consentire ai detenuti di procurarsi maschere. Inoltre esiste una palese difficoltà nel reperire informazioni verificate visto che in Egitto la situazione delle carceri, compresa quella sanitaria, è sottoposta ad un ferreo controllo del governo che difficilmente si distingue per un atteggiamento trasparente.
Nonostante a febbraio l'Egitto abbia liberato 13mila prigionieri per decongestionare il sovraffollamento dei centri di detenzione, la misura sembra essere stata insufficiente. Ad essere rilasciati sono stati i detenuti accusati di reati comuni mentre i politici e prigionieri per crimini di opinione continuano a riempire le celle in maniera significativa. Lo dimostra la vicenda del giornalista Mohamed Monir morto il 13 luglio per aver contratto il Covid-19.
In realtà era stato rilasciato il giorno dopo essere stato arrestato per la sua apparizione sugli schermi di Al Jazira. La rete è stata bandita dal presidente egiziano al- Sisi. La morte di Monir assume contorni inquietanti; il 65enne soffriva di diabete, ipertensione e gravi problemi cardiaci, ma a causa del divieto delle visite da parte di parenti e amici, promulgato dal Ministero dell'Interno egiziano, la sua condizione è rimasta per almeno un mese sconosciuta all'opinione pubblica.










