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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 8 dicembre 2020

 

Prolungata di altri 45 giorni la detenzione del giovane ricercatore. Per la legge del Cairo la custodia cautelare può durare due anni. La reazione di Amnesty International: "È un fatto sconcertante". Patrick Zaky resterà in carcere. Le speranze per la fine dell'odissea del ricercatore egiziano di 28 anni, arrestato il 7 febbraio scorso, sono risultate vane. Il giudice della terza sezione del tribunale del Cairo ha infatti deciso ieri di non scarcerare il ragazzo e prolungarne la detenzione. La situazione si è così fatta preoccupante perché la custodia cautelare in Egitto può durare due anni. La vicenda giudiziaria ha vistouna prima fase di cinque mesi di rinnovi quindicinali, ritardati dall'emergenza Covid, ma ora il caso è in quella dei prolungamenti di 45 giorni. Eppure diversi segnali facevano presagire una liberazione. Sabato doveva tenersi un'udienza rimandata al giorno successivo, una circostanza che poteva far pensare alla preparazione per una sentenza favorevole a Zaky, inoltre i giudici avevano ascoltato le richieste di scarcerazione degli avvocati difensori, motivate dalle torture subite dall'imputato durante gli interrogatori tenuti da uomini dei servizi segreti.

Alla fine però la doccia fredda, la notizia di un altro mese e mezzo di carcere è stata data dall' Egyptian initiative for human rights (Eipr), l'organizzazione per la quale lavora Zacky. Il ricercatore viene accusato di "diffusione di notizie false, l'incitamento alla protesta e l'istigazione alla violenza e ai crimini terroristici". Reati per i quali in Egitto di rischiano fino a 25 anni di reclusione. Il tutto desunto da una decina di post social che i legali di Zacky considerano falsi.

I motivi della persecuzione giudiziaria vanno ricercati per l'attività svolta dal ricercatore che fu arrestato mentre ritornava a casa dall'Italia dove si trovava per un master. Zacky infatti svolge il suo lavoro proprio per l'Eipr recentementeal centro di una forte repressione. Sono stati incarcerati, anche se poi liberati 2 giorni fa, suoi dirigenti Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah eMohamed Basheer. Anche a loro viene contestata l'accusa di aver diffuso informazioni false e di aver complottato contro lo Stato. Lo stesso giudice che ha giudicato Zacky ha congelato i loro beni perché le accuse non sono state ritirate nonostante la scarcerazione.

L'ong ha reso noto che il provvedimento è stato preso in assenza di difensori e non avendo potuto consultare gli atti. La sentenza è arrivata mentre il presidente egiziano al Sisi si trova in visita ufficiale a Parigi, all'Eliseo si discute di cooperazione nell'area mediorientale e le ong transalpine hanno già contestato questo viaggio per il mancato rispetto dei diritti umani.

Anche l'Italia è interessata e non si è ancora spento lo scontro sulla vicenda Regeni. A questo proposito valgono le parole di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia che ha lanciato un appello: "Dopo ore di attesa questa decisione vergognosa e sconcertante di rinnovare di altri 45 giorni la detenzione di Patrick Zaky lascia senza fiato e sgomenti... È veramente il momento che ci sia un'azione internazionale guidata e promossa dall'Italia per salvare questo ragazzo, questa storia anche italiana, dall'orrore del carcere di Tora in Egitto".