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di Andreina Baccaro


Corriere di Bologna, 29 settembre 2020

 

Ancora un rinvio dell'udienza. Amnesty International: il governo si muova. Sette mesi senza Patrick. L'infinita agonia dello studente egiziano dell'Alma Mater recluso in carcere dal regime di Al Sisi per il suo impegno in favore dei diritti umani, si allunga ancora. L'ennesima udienza in Egitto che deve decidere della sua sorte è stata rinviata al 7 ottobre. Gli amici e gli studenti ricordano che il suo master è iniziato senza la sua presenza. mentre Amnesty International incalza il governo: "Ora rimetta Zaki nella sua agenda".

Ancora un'udienza di rinnovo della detenzione preventiva senza che Patrick Zaki si sia potuto difendere davanti a un giudice dalle accuse di istigazione al terrorismo che gli vengono rivolte. Sabato scorso avrebbe dovuto tenersi una nuova udienza al Tribunale del Cairo, ma dopo aver atteso invano, gli avvocati dello studente egiziano hanno scoperto che, a causa di una tentata evasione di condannati a morte dal carcere di Tora, per motivi di sicurezza non è stato accompagnato in Tribunale e la custodia cautelare gli è stata rinnovata per l'ennesima volta fino al 7 ottobre. Stavolta non si tratta di Covid ma - almeno ufficialmente - della tensione creata da un sanguinoso tentativo di evasione da parte di quattro condannati a morte che hanno ucciso un ufficiale di polizia e due reclute del prima di essere abbattuti dai secondini nel complesso carcerario dove è detenuto anche Patrick.

In Italia intanto da più parti arriva l'appello al governo ad alzare il tiro della protesta per interrompere l'agonia del giovane, iscritto al master in studi di genere dell'Alma Mater, che va avanti da ormai otto mesi. "Questi giorni che ci separano dal 7 ottobre sono giorni in cui Amnesty International chiede al governo di rimettere nella propria agenda il nome di Patrick Zaki" è la strigliata di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia che esorta anche i parlamentari italiani a prendere "iniziative". "Continuiamo a insistere. Teniamo alta la pressione su Zaki. Non molliamo" ha scritto ieri su Twitter l'ex premier Enrico Letta.

L'ambasciatore italiano al Cairo Giampaolo Cantini ha inviato la scorsa settimana un intervento scritto al nostro ministero degli Esteri per ricordare che "monitora attentamente il caso nell'ambito del monitoraggio europeo e continua a seguire l'esito delle udienze", confidando di "riprendere a presenziare fisicamente" quando la pandemia di coronavirus "lo permetterà".

Ma la senatrice 5 Stelle Michela Montevecchi, membro della commissione Diritti Umani, ha ricordato che il garante egiziano dei diritti umani non ha mai risposto a una lettera del 12 giugno in cui gli si chiedeva "che si attivasse per richiedere la liberazione di Patrick al più presto. Auspichiamo - aggiunge Montevecchi - dunque una risposta".

E ieri amici e compagni di studi che animano da febbraio la campagna social per la liberazione del 28enne, sono tornati a ribadire la richiesta. "Oggi, lunedì 28 settembre, inizia l'anno accademico presso l'Università di Bologna, dove Patrick avrebbe dovuto conseguire la sua laurea postuniversitaria" hanno scritto su Facebook. Patrick "è un brillante accademico, è sempre stato una voce per chi non ha voce e ha fatto in modo di promuovere i valori umanitari. Ha chiesto in ogni visita e in ogni lettera dei suoi studi - sottolineano - è la cosa che lo preoccupa di più".

Sinistra universitaria, invece, chiede al sindaco Virginio Merola di "farsi portavoce con l'aeroporto Marconi affinché venga affisso all'ingresso lo striscione che chiede la liberazione per Patrick e perché venga disposta l'interruzione dei voli da e per l'Egitto". "Se il governo non ha il coraggio - l'affondo -, che parta da Bologna la battaglia per il rispetto dei diritti umani".