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di Letizia Tortello


La Stampa, 27 dicembre 2021

 

La madre di Alaa Abdel Fattah, simbolo di piazza Tahrir: "L'Italia smetta di vendere armi all'Egitto". "Grazie a Paola e Claudio Regeni, che non hanno smesso un attimo di farsi sentire, per non permettere al regime egiziano di restare impunito facendo ciò che vuole di cittadini e stranieri, e per non aver permesso all'Italia di stare a guardare, pretendendo i nomi dei responsabili dell'uccisione di Giulio. Vi aiuterò, promesso, come posso. Grazie a Patrick Zaki, sempre presente alle udienze per Alaa. L'Egitto non può morire in questa mafia". Laila Soueif, docente di Matematica all'Università del Cairo, lotta da 15 anni per la libertà della sua famiglia, e quando parla di Giulio Regeni si commuove per la rabbia e l'impotenza. Suo figlio Alaa Abdel Fattah è appena stato condannato ad altri 5 anni, è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora. Blogger e informatico, autore del libro "Non siete ancora stati sconfitti", pubblicato in Italia da Hopefulmonster, è stato arrestato nel 2006, poi di nuovo nel 2011 quando è stato uno dei volti più in vista della rivoluzione di piazza Tahrir. Degli ultimi dieci anni, ne ha passati 8 in cella. Prima di lui era toccato al padre, Ahmed Seif al-Islam, avvocato e attivista, prigioniero con Sadat e Mubarak, torturato con scariche elettriche e fratture a gambe e braccia.

 

Signora Soueif, come sta Alaa? Può visitarlo?

"Sì, sono andata martedì. Vive profondi alti e bassi, ha momenti di sfida e di rabbia, ma stavolta la mia paura più grande, con una sentenza così ingiusta e pesante, è che possa perdere la speranza. Si aspettava questo esito. Per lo stato di emergenza del Paese, solo il capo dell'esercito, che è Al Sisi, potrebbe rigettare la sentenza. Ai suoi avvocati sono state negate le carte del processo, non è possibile fare appello. Alaa non ha potuto nemmeno difendersi. Non mi aspetto molto. Di certo, continuiamo a protestare, perché la gente ha il diritto di sapere cosa sta succedendo in Egitto".

 

Lei ha scritto una lettera in prima pagina sul New York Times in cui denunciava condizioni disumane di detenzione. Cosa accade nelle carceri egiziane?

"Per due anni gli è stato vietato tutto, anche di vedere la luce del sole per molto tempo. I prigionieri come mio figlio, che è ancora trattato meglio di altri anche grazie alla sua esposizione internazionale, non possono leggere libri, non è permesso loro di allenarsi, e questo è totalmente fuorilegge. Alaa è stato spogliato e violentemente picchiato e minacciato la prima notte dopo l'arresto. Col Covid, non sapevamo più dove fosse finito, ogni giorno andavo fuori dal carcere a protestare, ho anche dormito lì. Ci hanno picchiato, mia figlia Sanaa è stata arrestata quando siamo andate a denunciare. Ci sono persone come Mohammed Ibrahim che hanno tentato il suicidio: lui non può nemmeno ricevere visite dei parenti. Ci sono torture, ho visto prigionieri trasportati bendati come se non fossero uomini, si verificano trattamenti disumani".

 

Di cosa è accusato Alaa?

"Di diffondere fake news. Nello specifico, nel 2019, ha ritwittato un tweet di un prigioniero della sua area morto in strane condizioni. Dicono che si sarebbe tolto la vita, che comunque sarebbe responsabilità della prigione, ma non è così: è stato torturato fino alla fine. Ci sono forti indizi che lo dimostrano".

 

Lei ha subito minacce dal governo? Ha paura?

"Cosa mi può capitare di peggio di un figlio da 10 anni in carcere. Io mi esprimo contro il regime perché mi prendo i miei rischi, ma in Egitto nessuno può parlare in sicurezza. Insegno Algebra, materia astratta, e continuo a farlo. Se fossi docente di materie politiche, sarei stata allontanata. Con me non vale la pena, creerebbe più problemi e cattiva stampa al regime cacciarmi dall'università".

 

Zaki aveva l'appoggio dell'Italia e per fortuna è libero. Ci sono migliaia di altri detenuti senza nome e volto. Vi sentite dimenticati dalla comunità internazionale?

"Zaki è così carino, viene sempre a sostenere Alaa, e mi auguro che possa tornare presto in Italia a studiare. No, non mi sento dimenticata o sola. Distinguo tra governi e attivisti come le Ong che ci sostengono. Personalmente non ho fiducia nei governi occidentali, in nessuno. Credo che i governi europei come Italia, Germania, Francia e Regno Unito qualche pressione la facciano, ma poi siano interessati più al business con il Cairo. Continuano a fare accordi per vendere armi, o energia elettrica. Con contratti milionari, continuano a supportare il regime, attivamente. Fanno gli interessi delle grandi compagnie, ma non credo che sia ciò che importa alla maggior parte dei loro cittadini. Dico a voi, cittadini occidentali: pesate di più le azioni in politica estera dei vostri governi, monitorare le pressioni per il rispetto dei diritti umani".

 

Com'è l'Egitto del 2021? Cosa prevede per il suo Paese?

"Non c'è più neanche un simulacro di democrazia. Nessuno di quelli che stanno al governo finge nemmeno di rispettare legge e Stato di diritto. Lo Stato è in completa decomposizione in tutti i servizi, è semi-fallito con una macchina molto viziata e corrotta. La situazione è volatile, il regime può restare al potere a lungo o potrebbe esserci un default improvviso. Siamo governati da un tot di mafie, che guadagnano sulla nostra pelle. Non sappiamo nemmeno chi sono i finanziatori stranieri. Di certo, la gente è sempre più povera e sta diventando più violenta. E anche lo Stato. Lo spirito del 2011 si è perso completamente".