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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 15 luglio 2021

 

Rinnovata la custodia cautelare dello studente egiziano rinchiuso da oltre 500 giorni nella prigione di massima sicurezza di Tora. Amnesty: Roma convochi l'ambasciatore egiziano. Altri 45 giorni di detenzione preventiva. Continua la crudele prigionia nel carcere di Tora per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'Università Alma Mater di Bologna arrestato nel febbraio dell'anno scorso per propaganda sovversiva su internet. A darne conferma è stata Lobna Darwish, una rappresentante dell'Ong "Eipr" ("l'Iniziativa egiziana per i diritti personali") annunciando l'esito di un'udienza che si è svolta ieri.

A niente dunque sembrano servire gli appelli della società civile italiana, del mondo accademico - in testa l'Università di Bologna di cui Patrick è studente - e l'iniziativa del Parlamento italiano che nei giorni scorsi ha approvato una mozione della Camera che impegna il governo ad attivarsi per la concessione della cittadinanza allo studente. La stessa mozione era già adottata in Senato. A Montecitorio la mozione pro-Zaki - che nel frattempo ha compiuto 30 anni in carcere - è stata approvata all'unanimità, con la sola astensione di Fratelli d'Italia. Un documento in cui si richiede al governo di "avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana". E di "continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione", che Amnesty ha definito disumane. Ma fin qui il governo italiano non ha dato seguito all'iniziativa.

"Mi chiedo se anche dopo il secondo voto del parlamento in favore di Patrick Zaki il Governo italiano continuerà a invitare alla cautela e al silenzio, oppure prenderà qualche iniziativa. Ad esempio, convocando l'ambasciatore d'Egitto in Italia per esprimere il proprio scontento", ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "Ci sono volute 48 ore per conoscere un esito che purtroppo molti davamo per scontato, una sentenza ancora una volta crudele, che farà aumentare fino a oltre un anno e mezzo la detenzione senza processo e senza possibilità di difendersi".

Numerose le reazioni anche nel mondo politico. "Altri 45 giorni, come una goccia d'odio, provate a immaginare l'estate in quella cella. Lo dico anche al governo italiano che ha preso degli impegni che ancora stiamo aspettando. Non è possibile, non è possibile #FreePatrickZaki", ha commentato su Twitter Filippo Sensi del Pd. "Ma cosa aspetta il governo italiano ad attribuire la Cittadinanza italiana a #Zaki? E a interrompere i traffici d'armi con il governo di un Paese che calpesta i diritti umani? La via del silenzio diplomatico è assolutamente fallimentare", si chiede. l'eurodeputato Pierfrancesco Majorino su Twitter. "Stiamo assistendo a un processo farsa dove le udienze preliminari vengono continuamente rinviate di 45 giorni in 45 giorni.

Dopo mesi di carcerazione preventiva in cui la magistratura egiziana non ha mostrato nessuna volontà di indagare, ma solo quella di punire e reprimere, Patrick Zaki è stato interrogato dagli inquirenti, per la prima volta dal febbraio 2020. Questa detenzione non è più tollerabile: è necessario un urgente intervento dell'Europa e delle organizzazioni internazionali per mettere maggiore pressione all'Egitto di Al Sisi e ottenere il rilascio di Zaki", hanno commentato in una nota le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Esteri.