di Giulio Isola
Avvenire, 24 gennaio 2021
Un lustro ancora molto oscuro, troppo. Era il 25 gennaio 2016, esattamente alle 19.41, quando Giulio Regeni inviava dall'Egitto il suo ultimo sms. Di lui poi non si è saputo più nulla fino al ritrovamento del corpo martoriato, il 3 febbraio, su una strada tra li Cairo e Alessandria.
Eppure a 5 anni di distanza la verità sull'assassinio del ricercatore friulano è ancora lontana, nonostante l'incessante pressione dei genitori e degli amici del giovane, le campagne di mobilitazione che hanno visto l'esposizione di striscioni in moltissime piazze italiane, il lavoro della diplomazia e della nostra magistratura, una risoluzione approvata dal Parlamento europeo il mese scorso.
E domani il caso sarà discusso anche al Consiglio Esteri Ue, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio incaricato di fare il punto in video conferenza sulla situazione processuale, in attesa di possibili nuove iniziative dei colleghi ministri europei. Allo scopo anche Piero Falsino, presidente della Commissione Affari esteri della Gamera, ha scritto ai suoi omologhi Ue chiedendo di premere "sul piano politico e diplomatico" per ottenere verità: "La vicenda di Giulio Regeni riguarda tutti, non solo l'Italia.
È un impegno per la legalità internazionale e per il rispetto dei diritti umani, valori su cui si fondano l'identità dell'Unione Europea e le sue relazioni con ogni nazione". Sul fronte delle indagini, quattro giorni fa la Procura di Roma ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il generale Tariq Sabir e peri tre ufficiali dei servizi segreti egiziani Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, che prelevarono e torturarono Giulio in una villetta al Cairo.
L'udienza preliminare potrebbe essere fissata entro la fine della primavera, anche se l'Egitto sembra indifferente a qualunque pressione e continuala sua politica ostruzionistica nei confronti di una reale soluzione del caso, rifiutando persino di fornire l'indirizzo degli indagati. Come ha dichiarato Davide Bonvicini, primo segretario dell'ambasciata d'Italia al Cairo all'epoca dei fatti, le autorità egiziane si sono sempre barricate dietro un muro di "reticenza ed evasività".
Domani cadono anche i 10 anni dalla "rivoluzione di piazza Tahrir", che portò alle dimissioni il "raìs" Hosni Mubarakma purtroppo senza dare inizio a un regime davvero democratico. Per contro da parte italiana manca il vero deterrente cui il Cairo potrebbe forse prestare attenzione, ovvero l'embargo sugli affari e soprattutto sulle commesse militari (l'Egitto è il nostro primo cliente estero). Non a caso i genitori di Giulio hanno annunciato un esposto contro il governo per violazione della legge che vieta l'esportazione di armi verso Paesi i cui governi non rispettano le convenzioni internazionali sui diritti umani.
Anche alcune associazioni della società civile hanno promosso l'iniziativa #StopArmiEgitto. Domani comunque è il giorno del ricordo di Regeni e in suo onore si preparano numerose iniziative, forzatamente online per via del Covid. A FiumicelloVillaVicentina (Udine), il paese dove il ricercatore friulano è cresciuto, sono previsti gli eventi "Giulio siamo noi" e "Verità per Giulio Regeni" trasmessi in streaming sulle pagine Facebook del Comune e sul sito di Repubblica; tra l'altro i cittadini sono invitati a "colorare di giallo" il paese e i profili social.











