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La Repubblica, 8 agosto 2020


Amici e associazioni non si arrendono per lo studente dell'Alma Mater: "Liberatelo". La sua sagoma anche al cinema in piazza a Bologna. "Sei mesi di detenzione su accuse del tutto infondate sono un periodo di tempo inaccettabile, rinnoviamo gli appelli alla scarcerazione rivolti al Governo che lo tiene in carcere e anche al Governo dell'Italia, Paese di cui Patrick sempre più sta diventando parte, cittadino onorario e soggetto di tante iniziative di solidarietà". Così Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, lancia la nuova campagna social per chiedere la scarcerazione del ricercatore egiziano che dall'8 febbraio è formalmente in stato di arresto, e in cella, in Egitto con accuse che annoverano anche la propaganda sovversiva.

Patrick stava frequentando un master europeo in Studi di genere all'Università di Bologna. Domani, a sei mesi dall'arresto formale del 29enne, Amnesty International lancerà un "tweet storm" con l'hashtag #freepatrickzaki per tenere alta l'attenzione sul caso e tornare chiedere libertà. Era il 7 febbraio quando, appena atterrato al cairo per passare qualche giorno con la famiglia, Patrick Zaki venne arrestato e, due giorni dopo, condotto nel carcere di Mansoura - sua città natale - con le accuse di fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social minando l'ordine pubblico, promuovere l'uso della violenza e istigare al terrorismo. Accuse che ha sempre respinto.

Oggi, sei mesi dopo, il 28enne è ancora in carcere, e pochissimo si sa riguardo le sue sorti. Quasi un mese dopo l'arresto, è stato condotto a quello di Tora, al Cairo, dove sono detenuti centinaia di attivisti su cui pendono le sue stesse accuse. Si sa che c'è stata una pandemia, entrata anche negli istituti penitenziari e che ci sono state, e continuano a esserci, decine di proteste, lettere, sit-in, manifestazioni in tutto il mondo per chiedere la sua liberazione. Zaki ha scritto una lettera per rassicurare sulle sue condizioni di salute, e lo scorso 27 luglio, inaspettatamente, è apparso in tribunale, cosa che non accadeva dal giorno del suo arresto (l'hanno visto i suoi legali, la sua famiglia no, non è stata ammessa). In mezzo, gli appelli dei suoi amici, le richieste di Amnesty e le dichiarazioni dei politici italiani; i murales sparsi per l'italia - il più noto, l'abbraccio di Regeni a Zaky, "stavolta andrà tutto bene" - la cittadinanza onoraria a Bari e, ancora prima, Bologna.

Bologna, la sagoma di Zaky in biblioteca: "Ti aspettiamo in Salaborsa"

Bologna, la sua città adottiva. Era l'agosto 2019 quando Zaky ì arrivò sotto le due torri per frequentare il master "Gemma" dell'Erasmus Mundus, in studi di genere e delle donne. Bologna non smette di chiedere libertà per il suo studente. L'artista e attivista Gianluca Costantini ha realizzato il disegno che ritrae Zaky tra il filo spinato, soggetto dell'enorme manifesto affisso prima sul cartellone pubblicitario che ricopre la facciata di palazzo dei Notai, poi sui ponteggi del cantire della Garisenda. È sempre Costantini l'autore delle sagome del ragazzo sparse nele biblioteche universitarie e anche in piazza Maggiore, dove c'è il del cinema ogni sera.

"Patrick, voglio ascoltare le tue storie e raccontarti le mie. Devi averne molte da raccontare. Anche se ora sei da solo in prigione, non hai mai abbandonato la tua lotta, così noi non abbiamo lasciato che il fuoco si spegnesse": inizia così la lettera che Shilpi Gupta, laureata al master Gemma e dottoranda dello stesso master, ma all'università di Granada, ha scritto. "Caro Patrick, ti aspettiamo. Tua mamma vuole cucinare con te, tuo padre muore dalla voglia di guardarsi con te un film sul divano, i tuoi amici non vedono l'ora di fare serata con te. Ci manchi tanto, Patrick. Ps: racconto sempre di te al mio bambino di sette mesi. Ascolta la tua storia, e i suoi occhi brillano per il tuo coraggio".