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La Repubblica, 17 giugno 2024

Secondo il governo di Nayib Bukele i detenuti sono sospetti membri di bande criminali. Continua la controversa repressione del crimine che ha fatto impennare la popolazione carceraria della nazione centroamericana: 100.000 detenuti su circa 6 milioni di abitanti. A torso nudo, ammanettati dietro la schiena e seduti a terra con il capo chinato in avanti, oltre 2.000 presunti membri di bande criminali in Salvador, conosciuti come “pandilleros”, sono stati trasferiti da varie carceri del Paese centroamericano a un’unica “mega-prigione” presso il Centro de Confinamiento contro il Terrorismo (Cecot) a Tecoluca.

La struttura di massima sicurezza ha una capacità di oltre 40.000 persone, secondo il governo del presidente Nayib Bukele la prigione è la più grande delle Americhe e servirà da simbolo della lotta di El Salvador contro le bande criminali. Attualmente sono rinchiusi nel carcere 12.500 membri delle bande Mara Salvatrucha (MS-13) e Barrio 18.

Il Congresso del Salvador su richiesta di Bukele ha decretato lo stato di emergenza nel Paese, in base al quale sono detenuti più di 80.000 presunti membri di bande, in risposta a un’escalation di violenza che è costata la vita a 87 persone tra il 25 e il 27 marzo 2022. Per le organizzazioni per i diritti umani, nei centri di detenzione sono incarcerati anche innocenti che soffrono ingiustamente e subiscono trattamenti disumani.

Un altro trasferimento del genere era avvenuto nel febbraio 2023 e le immagini avevano fatto il giro del mondo, raccogliendo l’attenzione delle organizzazioni umanitarie che denunciano le condizioni disumane dei prigionieri. Intanto anche Il presidente dell’Honduras ha annunciato la creazione di una nuova “megaprigione” da 20.000 posti. Il piano fa parte di un più ampio giro di vite del governo contro l’ondata di violenza delle gang. Il presidente Xiomara Castro ha svelato una serie di misure di emergenza in un discorso televisivo nazionale a mezzanotte di sabato.

Il piano prevede di rafforzare il ruolo dell’esercito nella lotta al crimine organizzato, di perseguire i trafficanti di droga come terroristi e di costruire nuove strutture per alleviare il sovraffollamento a causa dell’aumento dei crimini legati alla narcoviolenza. È l’ultimo esempio della linea dura di Castro in materia di sicurezza. Una presa di posizione che ricalca quella del presidente Nayib Bukele nel vicino El Salvador.