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di Ermes Antonucci

Il Foglio, 2 agosto 2022

Il caso di De Matteis e Cilenti, candidati al rinnovo del Consiglio superiore della magistratura, ma allo stesso tempo membri del comitato di presidenza del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

Non è iniziata nei migliori dei modi la campagna elettorale per l’elezione del nuovo Consiglio superiore della magistratura, quello che dovrebbe portare al cambiamento dopo lo scandalo Palamara. Le correnti sono ancora tutte lì, con i loro candidati, pronte a sfruttare a proprio vantaggio le peculiarità del nuovo sistema elettorale elaborato dalla ministra Marta Cartabia (in particolare il meccanismo dello scorporo per la selezione dei giudici nella parte proporzionale). Ma ad animare le polemiche fra le toghe negli ultimi giorni sono anche alcuni evidenti conflitti di interessi che riguardano alcuni candidati di rilievo. Due in particolare: Stanislao De Matteis, sostituto procuratore generale in Cassazione e candidatosi come indipendente, ed Edoardo Cilenti, giudice di corte d’appello a Napoli e candidato per Magistratura indipendente.

Entrambi, infatti, fanno parte del comitato di presidenza del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt), cioè dell’organo di governo autonomo dei magistrati tributari. Tradotto: il Csm della giustizia tributaria, incaricato di gestire tutto ciò che riguarda l’organizzazione e il funzionamento delle commissioni tributarie. Sia De Matteis (che del Cpgt è anche vicepresidente) che Cilenti, insomma, rivestono un ruolo di potere importante su un pezzo di magistratura italiana.

Il principio di opportunità avrebbe suggerito un loro passo indietro prima di candidarsi al Csm, così da fugare ogni dubbio circa lo sfruttamento di una posizione di vantaggio e di influenza sui colleghi magistrati in occasione delle elezioni. Non a caso, in senso lato, la legge istitutiva del Csm vieta ai consiglieri uscenti di ricandidarsi, proprio per evitare che questi possano approfittare del ruolo di potere esercitato fino a quel momento (si pensi soprattutto alle nomine dei magistrati agli uffici giudiziari o ai procedimenti disciplinari).

Sia De Matteis che Cilenti non si sono dimessi prima di correre per un posto al Csm. Anzi, fonti consultate dal Foglio rivelano che personalità autorevoli delle commissioni tributarie in questi giorni stiano sponsorizzando, tramite telefonate e messaggi, proprio la candidatura di Cilenti ai vari magistrati chiamati a occuparsi di contenziosi tributari. La situazione sta determinando non poche tensioni tra le toghe candidatesi per altre correnti, ma soprattutto tra quelle che hanno deciso di correre come indipendenti, senza alcun gruppo o particolari risorse alle spalle. Uno di questi è Giuseppe Cioffi, giudice del tribunale di Napoli Nord, che al Foglio dichiara: “Conosco bene Cilenti, di cui ho grande stima. Certo, c’è da dire che ora sta facendo campagna elettorale anche attraverso quella rete di magistrati che compongono le commissioni tributarie. E’ fisiologico, ma il conflitto d’interessi c’è. In questo modo ovviamente approfitta della sua condizione di vantaggio”.

“Io mi presento come indipendente perché ho alle spalle una storia ultraventennale di indipendenza, che mi ha spinto già da giovane ad allontanarmi dai metodi correntizi. La nuova legge elettorale mi ha indotto a muovermi in maniera autonoma”, spiega Cioffi, che aggiunge di essere stato spinto a candidarsi anche dalle novità introdotte dalla riforma del Csm (che dovranno essere attuate attraverso decreti legislativi ad hoc), a dispetto degli allarmi lanciati dall’Anm: “Più rapidità, più attenzione al merito, più qualità nella valutazione dei magistrati. I fatti dicono che oggi ci sono una serie infinita di nomine effettuate dal Csm che vengono annullate dai giudici amministrativi. Non solo, sono pendenti centinaia di richieste di trasferimento. Nel mentre, il Consiglio superiore si diletta nell’adozione di circolari e di indicazioni di buone prassi che debordano dalle proprie competenze”. “Queste, insieme al correntismo e al carrierismo, sono le logiche che hanno fatto male al Csm e alla magistratura, e che noi candidati indipendenti puntiamo perlomeno a controbilanciare”, conclude Cioffi.