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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 5 marzo 2025

I servizi presentano la relazione annuale: aumentano le minacce di jihadisti ed estrema destra. L’Italia è il paese del G7 dove il crollo demografico sarà più forte. Una conferenza stampa dei servizi segreti può sembrare una contraddizione in termini. E infatti i giornalisti tornano a casa quasi senza risposte alle informazioni richieste. Il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano replica alle domande: “Su Paragon abbiamo già detto tutto quello che si poteva dire e continuano le audizioni al Copasir”; idem su Elmasry “su cui ci sono state relazioni al parlamento, il tribunale dei ministri sta conducendo approfondimenti ed è in corso un’interlocuzione con la Corte penale internazionale”. Di Alberto Trentini, cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso, Mantovano si limita ad affermare che “la situazione è estremamente complessa e di difficile soluzione, ma tutti i canali sono attivati”. Sul resto “serve riservatezza”.

Ai cronisti, comunque, in tasca resta l’interessante Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza. L’edizione 2025 è stata presentata ieri per omaggiare Nicola Calipari, agente del Sismi ucciso il 4 marzo di vent’anni prima da proiettili statunitensi in Iraq, mentre portava a termine il salvataggio della giornalista del manifesto Giuliana Sgrena a un mese dal rapimento. Il centinaio di pagine della pubblicazione, arricchita da tante mappe e da un inserto sull’intelligenza artificiale, oltre a un bilancio dell’anno precedente rappresenta un “quadro di lettura” che la “comunità dell’intelligence” proietta verso il futuro, afferma il presidente del Copasir Lorenzo Guerini (Pd).

In prima fila siedono i fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro, accanto il leghista Claudio Borghi. Marco Minniti, attuale presidente della fondazione Med-Or appartenente all’azienda di armi Leonardo, è giusto dietro ma all’ingresso riceve i saluti più calorosi. Tra i relatori ci sono i direttori dei servizi esterni e interni, Giovanni Caravelli e Bruno Valensise, e quello del Dis Vittorio Rizzi.

All’ultimo, nominato a inizio gennaio da palazzo Chigi al posto di Elisabetta Belloni, spetta la corposa introduzione in cui cita gli elementi più significativi della relazione. Su tutti le minacce terroristiche e le prospettive demografiche. La situazione a Gaza ha rivitalizzato la propaganda jiadhista di Daesh e Al Qaida e fatto aumentare gli attentati in Europa, “raddoppiati tra il 2023 e il 2024”. Rizzi spiega che oggi la radicalizzazione tende a definirsi nei “non luoghi” dei social network e va soprattutto per slogan, senza forti basi culturali. La metà degli autori di attacchi sono under 30 e buona parte minori.

Potrebbe risultare sorprendente, almeno per qualcuno, che “anche in Italia, come in altri Paesi europei, sono stati rilevati punti di contatto tra la sfera della destra suprematista e “accelerazionista” e quella jiadhista”. Così dice la relazione che rileva come lo scorso anno confermi “il trend di progressivo innalzamento del rischio derivante dall’estrema destra” le cui “incitazioni alla violenza nichilista, indiscriminata e d’impronta politica e razziale” stanno transitando dall’online all’offline.

L’altro elemento centrale tende ad avere minore rilevanza mediatica ai tempi delle campagne planetarie contro l’immigrazione, ma dovrebbe suonare più inquietante del primo. L’Italia è il paese del G7 dove il calo, o meglio il crollo, demografico sarà più marcato. In appena 70 anni la popolazione tra i 15 e i 64 anni si dimezzerà: da 37,7 milioni a 18,9 milioni di individui. Nel 2100 in età lavorativa si troverà il 51% degli italiani, nel 1992 era il 69%.

Se l’Italia aumentasse i flussi migratori in entrata concentrandosi sull’immigrazione regolare e qualificata - come Stati Uniti, almeno fino all’anno scorso, Regno Unito e Canada - il declino demografico potrebbe rallentare ma certo non fermarsi. Ancora più stretta l’ipotesi dell’aumento dei tassi di natalità: “Anche Paesi autoritari […] si stanno rendendo conto che indurre la propria popolazione a fare più figli è molto più difficile che costringerla a farne di meno”.