di Carlo Bertini
La Stampa, 3 agosto 2019
Emanuele Fiano, il gesto di Scalfarotto, andato in carcere a visitare i due detenuti americani, ha provocato reazioni dure sui social. Doveva prevederlo ed evitare?
"Intanto prendo totalmente le distanze dalla marea di fango che si è riversata su Ivan. Che ha preso una decisione con propositi buoni. Ma gli effetti in termini di percezione sono stati negativi. Tanto che avrebbe potuto soprassedere o esercitare le sue prerogative andando in carcere senza darne pubblicità".
Magari poteva andarci senza dirlo, in sostanza...
"L'Italia è stata attraversata da un'onda emozionale per la giovane età del carabiniere, della moglie e del loro matrimonio, per l'efferatezza del delitto e perla totale apparente insensibilità dell'assassino e del suo complice. Un'onda di condivisione del dolore e del comune sentire. Qualcuno nelle prime ore ha voluto sfruttare politicamente l'episodio parlando dei clandestini e degli immigrati. E dopo questa emozione si era entrati nell'alveo della commozione nazionale per questo funerale e per la figura dignitosa della vedova. Di fronte a tutto ciò abbiamo fatto bene a respingere le strumentalizzazioni e a far sentire la nostra congiunzione col sentimento nazionale. Invece la mossa di Ivan ci ha fatto apparire da un punto di vista comunicativo come un partito che si interessava di più a chi ha spezzato queste vite".
La questione di opportunità politica solleva però un tema più largo: accarezzare i sentimenti popolari può aiutare l'identità di un partito come il Pd? Lei che pensa?
"C'è una profonda differenza tra popolare e populista. Populista vuol dire divinizzare il popolo: considerare che invece di ragionare sul principio di giustizia, qualunque cosa decida come la scelta tra Cristo o Barabba, sia giusta. Io non penso questo. Ma si devono fare delle volte ragionamenti di sintonia, entro certi registri culturali. La pena di morte è ingiusta anche se il popolo la votasse a maggioranza. Ma c'è un problema di distacco della sinistra dal sentimento popolare. Il che non vuol dire lisciare il pelo al popolo. Io ho sentito nelle chat e nelle feste dell'Unità voci critiche verso questa scelta di Ivan. Ho deciso di prendere le distanze quando ho visto un post della Cgil della polizia. In cui si diceva "abbiamo condiviso tutte le battaglie per i diritti civili di Scalfarotto ma questa volta ha sbagliato". Lì ho percepito che il suo proposito giusto aveva sortito un effetto diverso".
Beh la pioggia di critiche del Pd su Scalfarotto ha dato un po' la sensazione che la questione di opportunità politica fosse predominante su qualsiasi altra valutazione...
"Io ho la coscienza a posto, non c'è giorno in cui non faccia una battaglia frontale contro il leghismo e i suoi derivati. A proposito di quella frase dei poliziotti al videomaker, pronunciata dopo aver visto i suoi documenti - adesso sappiamo dove abiti - o del linguaggio di Salvini, dico senza mezzi termini che ci sono elementi di prefascismo e pre-totalitarismo. Ma per questo penso che bisogna stare attenti ad ogni nostra mossa".
Il Pd sembra a volte però un partito allo sbando. Avete fatto bene ad esempio a votare no al taglio dei parlamentari?
"Beh ci siamo posti il dilemma e abbiamo valutato che una riforma fatta così provocherà solo sfaceli. Io la domanda sul rapporto tra autonomia decisionale in rispetto della nostra identità e sentimento popolare me la faccio ogni giorno. Ma a volte bisogna assumere scelte collimanti col sentimento popolare".










