di Giancarlo Capozzoli
L'Espresso, 17 gennaio 2021
Da qualche tempo ormai sto discutendo con Giovanni Piero Spinelli "Gianpiero" su diverse questioni legate ai più importanti temi d'attualità. L'emergenza covid ha messo in risalto quanto il compito di una informazione chiara e corretta sia fondamentale. Dal nostro ultimo scambio è venuta fuori questa riflessione che vuole sollevare delle questioni importanti.
Ci è parso evidente che ci siano delle analogie tra quanto accade subito dopo un attentato terroristico, riguardo alle responsabilità sia da parte del decisore politico, che dei media rispetto alla divulgazione delle informazioni legate alla pandemia di covid-19. Questioni emerse anche in una lunga chiacchierata fatta con un nostro amico israeliano, che da oltre 20 anni si occupa per l'intelligence israeliana (che per ragioni di anonimato non possiamo menzionare) di terrorismo e media, e di quel sottile ma conveniente legame di opportunità che in qualche modo li lega.
Il punto su cui pensiamo dover riflettere è quella che in gergo si chiama o viene identificata all'interno degli studi dell'anti-terrorismo come "ansia irrazionale", ovvero quell'ansia che sorge tipicamente in seguito ad un'azione terroristica, come quelle a cui purtroppo troppo spesso abbiamo assistito. La questione che si pone è quanto il decisore politico, i media e pseudo scienziati da "Talk Show", abbiano provocato questa "Ansia Irrazionale".
In che modo le attività di anti-terrorismo e il covid-19 sono correlate e che cosa sia l'Ansia Irrazionale è l'argomento che abbiamo discusso. Da quanto abbiamo approfondito, siamo arrivati alla conclusione che l'ansia irrazionale è uno dei più alti livelli di paura, e, cosa molto importante, non ha alcuna relazione con la reale portata di una minaccia. È creata ad hoc, al fine di impedire alla società presa di mira di poter svolgere le proprie attività quotidiane, di paralizzarla e causare danni all'economia statale e alla capacità di recupero e al modo della vita.
Questa è quella moderna strategia usata oggi dai gruppi terroristici, maggiormente conosciuti. Esistono molti metodi per innescare questo stato di ansia irrazionale. Le esecuzioni spettacolari messe in atto da alcuni gruppi terroristici hanno proprio questo scopo. Ma, ed è questo il punto emerso con chiarezza dalla discussione con Spinelli, si può dire che ci sia una certa analogia che lega queste esecuzioni spettacolarizzate alla sfilata dei camion militari durante il trasporto dei morti per Covid a Bergamo. Le due cose hanno in comune proprio questa spettacolarizzazione della paura. Anche il riferire delle statistiche quotidianamente, purtroppo sempre in crescendo, hanno aumentato quest'ansia irrazionale che è una delle cause di rallentamento dei principi di resilienza sociale. In molti hanno personalizzato l'evento stesso facendolo proprio, molte volte creando dei muri di ragionamento logico, dovuti alla mancanza di informazioni reali e soprattutto di reale presa di conoscenza del problema.
La questione da discutere è se sia stata messa in capo un'operazione psicologica mirata a cambiare l'equilibrio delle necessità delle persone. Per Spinelli è una questione evidente. Io nutro invece un maggiore scetticismo a riguardo. Anche se va riconosciuto che questa situazione di ansia irrazionale causata dalla pandemia mondiale per il Covid ha costretto e costringe la popolazione in misure che le fa percepire come presa di mira e a comportarsi in modo irrazionale: le attività quotidiane sospese e il tempo libero eliminato alimenta questa paura estrema e questa ansia del contagio.
Nella nostra discussione Spinelli mi ha sottolineato che uno dei primi passi per contrastare gli effetti psicologici della pandemia è identificare i fattori scatenanti che consentono alle persone comuni di passare dalla paura razionale all'ansia irrazionale. E che tuttavia, ogni individuo ha una sottile linea rossa molto personale, dinamica e unica che esiste tra la sua paura razionale e quella irrazionale. Linea rossa che è il risultato delle esperienze passate, delle convinzioni, delle narrazioni, del livello di esposizione al pericolo di un individuo e di una varietà di ulteriori fattori.
Sulla base di quanto detto ognuno dovrebbe essere in grado di identificare la propria linea personale e agire di conseguenza con lucidità e cercare una costante resilienza. Identificata la propria linea, si possono cercare misure che aiutino a limitare la propria ansia rispetto alla pandemia alla stregua di quanto viene fatto, ad esempio, per altri eventi catastrofici come ad esempio per il terrorismo e cercare di diventare più razionali nel proprio comportamento.
Ciò non vuol dire che questa pandemia non debba spaventare: è importante temerla ma mantenendo un certo raziocinio, concentrandosi, cioè, a mettere in campo tutte quelle misure che possano portare ad un livello di resilienza aderente. A partire da quanto detto ci siamo chiesti la responsabilità dei media riguardo a quanto accaduto e a quanto sta accadendo.
Si può determinare il migliore approccio in merito a tale questione? Evidentemente non la censura, che rappresenta un limite ai diritti democratici. Il miglior modo è allora un approccio più responsabile. I media hanno svolto un ruolo determinante nell'informare poco e male l'opinione pubblica in merito a questa pandemia di Covid-19, agendo in maniera irresponsabile da volano anche nel creare uno stato confusionale. Spinelli sostiene che si è prodotta una visione d'insieme e una sorta di manipolazione collettiva riguardo alla pericolosità della pandemia: pur senza sottovalutare l'evento in questione, dovrebbe essere interpretato, allo stesso tempo, come un evento non più drammatico di altri problemi sociali, che comunque ci hanno colpito e ci colpiscono continuamente.
La questione che è emersa dalla nostra discussione è molto importante e riguarda il ruolo dei media. Pur senza colpevolizzarli, ci si chiede se probabilmente possono essere stati usati come vettori non consenzienti (come si dice in gergo nel mondo dell'Intelligence), alla stregua di quanto accade con le organizzazioni terroristiche.
E allora la questione fondamentale è chiedersi chi potrebbe esistere l'attore che in qualche modo possa aver avuto interesse in merito? È un problema evidentemente fondamentale e resterà una questione aperta per i prossimi anni anche. La questione importante da porsi, ben oltre semplicistici discorsi complottistici, è quella di analizzare, come a causa dell'evento sistemico/catastrofico Covid-19, qualcuno abbia potuto trarre vantaggio dal potere della comunicazione affidato ai media.
I media non sono causa della pandemia di Covid-19, questo è banale sottolinearlo. Ma ci siamo chiesti se esiste una relazione reciprocamente vantaggiosa tra l'evento sistemico e i media stessi.
Evento sistemico/catastrofico che nella lettura che ha fatto Spinelli, si è presentato o è stato presentato al mondo come un evento spettacolarmente vizioso, con un'assoluta tendenza dei media a sopravvalutare le minaccia stessa. si è voluto dipingere la stessa pandemia come un quadro più scuro di quanto lo sia nella realtà, alla stregua di quanto accade in seguito ad un attentato terroristico, dove allo stesso atto viene data una spettacolarizzazione che molte volte non corrisponde al suo livello di pericolosità.
Il Covid-19 ha subito da parte dei media una specie di "glorificazione"? Probabilmente senza farlo intenzionalmente, si è creata una narrativa di invulnerabilità, che è stato l'elemento di distruzione sociale ad altissimo impatto. La copertura mediatica inoltre ha accresciuto l'effetto emulativo dei cosiddetti scienziati dello "Show Biz", che visto il successo della messa in campo di indottrinate teorie di copione assolutamente non allineate e distorsive, e molte volte con fattori valutativi assolutamente legati a processi di disinformation costruita.
I media hanno contribuito da sonda per la valutazione dei fattori sistemici sociali da parte del decisore politico, involontariamente o volontariamente? Il decisore politico a sua volta ha iniettato una serie di informazioni, al fine di trovare potenziali bersagli per strategie adattive dai programmi televisivi o da Internet?
Sono queste le questioni da affrontare, ben oltre l'emergenza pandemica. Di certo la disseminazione di molte informazioni hanno creato quell'ansia irrazionale a cui abbiamo fatto riferimento all'inizio, che, a sua volta è stata sfruttata come altoparlante amplificato tanto dal decisore politico per poter giustificare misure draconiane. Come detto in precedenza, uno dei più grandi vantaggi ottenuti dai decisori politici attraverso i media è stata la capacità di diffondere un messaggio di paura e ansia, per poter giustificare misure restrittive, secondo la lettura che ne fa Spinelli.
Di sicuro siamo assediati dal virus, ma ben oltre il quadro drammatico, uno degli errori più gravi che i media hanno commesso, è stato quello di promuovere se stessi come piattaforma per la diffusione di un tale messaggio. Come accade con le organizzazioni terroristiche.











