di Enea Conti
Corriere della Sera, 17 luglio 2022
Un vademecum per aiutare i detenuti nelle carceri da Piacenza a Rimini ad orientarsi nell’accesso alle misure alternative al carcere. A consegnarlo nelle loro mani sono stati consiglieri regionali, assessori, rappresentanti delle camere penali della Regione Emilia Romagna che si sono suddivisi i capoluoghi. A Bologna, ad esempio Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti promotore dell’iniziativa con Federico Alessandro Amico presente a Reggio Emilia, mentre a Rimini a visitare la casa circondariale è stata Emma Petitti, presidente dell’assemblea legislativa regionale che ha sostenuto il progetto.
“Codice Ristretto (questo il titolo del vademecum) -spiega il garante regionale delle persone sottoposte a misure limitative o restrittive della libertà personale, Roberto Cavalieri- è una guida sui diritti, di facile lettura, per facilitare il detenuto nell’accesso alle cosiddette misure alternative al carcere. Con la distribuzione di questo opuscolo sui diritti, vogliamo tendere la mano ai tanti detenuti che non hanno gli strumenti e i mezzi per informarsi su quelle che sono le misure alternative al carcere, rinunciando conseguentemente a un diritto”.
Nel volumetto è inserito un vero e proprio glossario che racchiude tutte le possibilità di cui un detenuto dispone rispetto al carcere: non solo misure alternative ma anche le differenti tipologie di permessi e lavoro esterno.
Il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare non solo i detenuti ma anche l’opinione pubblica sul problema del sovraffollamento delle carceri. Sono presenti 3.315 detenuti (su una capienza regolamentare di 3.007 unità) nelle case circondariali da Piacenza a Rimini, tra questi si contano 1.584 stranieri (principalmente marocchini, 362, tunisini, 253, albanesi, 207, nigeriani, 155, e romeni, 118), 139 donne e 61 detenuti in semilibertà. Su 3.315 detenuti 405 sono in attesa di giudizio, 371 non hanno ancora avuto condanne definitive (182 appellanti, 142 ricorrenti e 47 con a carico più fatti); i condannati definitivi sono invece 2.484, mentre gli internati in case lavoro e colonie agricole arrivano a 55.
Non risultano, invece, detenute madri con figli al seguito. Sul tema del sovraffollamento è intervenuta la presidente dell’assemblea legislativa Emma Petitti. “Vogliamo che la Regione Emilia-Romagna non sia un attore passivo, ma protagonista in questo processo che guarda alle tutele delle persone ristrette in carcere - ha sottolineato -. Il problema del sovraffollamento delle carceri purtroppo riguarda anche l’Emilia-Romagna. In regione sono presenti 3.315 detenuti su una capienza regolamentare di 3.007 unità. A Rimini, in particolare, sono oggi presenti 139 detenuti su una capienza di 123 unità. La situazione è dunque al momento sotto controllo.
Sulla capienza emergono situazioni più complesse a Bologna, con 761 presenze rispetto alle 502 consentite, a Reggio Emilia, 344 su 293, a Ferrara, 337 su 244, a Modena, 400 su 369, a Parma, 690 su 655, a Rimini, 142 su 109, e a Ravenna, 78 su 55, capienza invece rispettata a Forlì, 141 su 146, Piacenza, 345 su 416, e nella casa lavoro di Castelfranco Emilia, nel modenese, 77 su 218. In regione, poi, la detenzione domiciliare riguarda 930 persone, tra cui 77 donne (di cui 30 straniere) e 471 stranieri. Sullo storico (il dato riguarda il totale delle carceri italiane) in trent’anni i detenuti sono passati da 44.424 a 54.841.










