di Giovanni Di Caprio
Il Resto del Carlino, 1 luglio 2026
La situazione peggiore a Bologna. Il caldo aggrava la situazione. Il cardinale Zuppi: “Basta parlare di emergenza, serve programmazione. La sofferenza non è giustizia”. Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale. Il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi ha partecipato al convegno in Sala Fanti, nella sede dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. “Il sovraffollamento delle carceri non può più essere considerato un’emergenza. Serve una programmazione stabile e una visione di lungo periodo”, apre Zuppi. “Dobbiamo superare una concezione della pena fondata esclusivamente sulla sofferenza.
C’è l’idea che se una persona soffre, allora la giustizia è stata fatta. È una premessa molto pericolosa”, ha affermato, sottolineando come la pena debba mantenere una finalità educativa e di recupero della persona. Quindi, secondo Zuppi, “dobbiamo mettere risorse sull’accoglienza, sugli educatori, sugli operatori e sugli psichiatri. Se mancano le figure necessarie per costruire progetti individuali, il carcere rischia di trasformarsi in un semplice contenimento delle persone”.
Alcuni dei numeri presentati durante il convegno lungo la via Emilia, da Piacenza a Rimini: il sovraffollamento maggiore è alla Dozza di Bologna, con 326 reclusi in più rispetto alla capienza regolamentare della struttura, ma non va meglio a Parma che fa registrare 149 ristretti in più, così come a Modena, dove i detenuti in più sono 141. I numeri, dunque, parlano da soli: Piacenza 155 persone in più, Reggio Emilia 13 persone, Modena 141 persone, Ferrara 163 persone, Ravenna 30 persone, Forlì 15 persone e Rimini 46 persone. Totale: quasi mille detenuti in più rispetto ai posti disponibili nelle carceri del territorio.
Prima del cardinale è intervenuto Fabio Pinelli, vicepresidente Consiglio superiore della magistratura. “La pena, oggi, è sempre di più annientamento della personalità, deresponsabilizzazione e infantilizzazione. Penso che dovremmo approfondire il senso della condanna. Nelle società spesso si vede il bisogno di veder soffrire l’autore dell’azione ingiusta, come se ci fosse una compensazione emotiva del torto subito”, dice Pinelli. Secondo lui “la pena non deve mai essere contraria al senso di umanità, come dice la nostra Carta Costituzionale. Oggi abbiamo un enorme divario tra i principi costituzionali e la realtà della parte esecutiva realizzata. Il sovraffollamento non è tollerabile, una situazione emergenziale (ma Zuppi la pensa diversamente, ndr) che richiede provvedimenti”.
Roberto Cavalieri, garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, affronta le alternative alla detenzione. “La cosa più incisiva rimane l’indulto, ma lo scenario politico non permette di avere fiducia in questa soluzione. Chiediamo accoglienza, potenziando i percorsi e i finanziamenti strutturali. La rete esiste ed è in grado di prendere in carico persone povere. In tal senso dobbiamo investire qui”. Poi, sul caldo in carcere: “È un tema che oggi è molto più grave. Nelle carceri sovraffollate tutto viene amplificato in peggio: non solo per i detenuti, ma anche per il personale. Non ho molta fiducia nei rimedi perché spesso sono poco diffusi e incisivi: condizionatori, ventilatori, ora d’aria di sera. Questo perché mancano gli agenti”, racconta.
Per la Regione c’è anche Isabella Conti, assessora regionale al Welfare. “Il carcere oggi non dà una seconda possibilità. È un luogo in cui troppo spesso gli esseri umani vivono in condizioni degradanti”. La finalità rieducativa della pena prevista dalla Costituzione “non viene di fatto compiuta e il sistema penitenziario rischia di trasformarsi in un acceleratore di marginalità e recidiva anziché in uno strumento di recupero”, spiega ancora l’assessora.










