di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 28 giugno 2026
Il garante Cavalieri: il Dap invita a fare migliorie ma mancano i fondi. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha elencato in una circolare una serie di interventi da realizzare nelle carceri per rendere più tollerabili le temperature roventi, che rendono impossibile la vita per chi deve trascorrere le proprie giornate in cella con altre cinque persone dove dovrebbero essercene al massimo altre due. Ma i buoni propositi devono scontrarsi con la realtà: le risorse scarse, il personale sottorganico, il sovraffollamento.
Perché è inutile invitare le direzioni ad installare nebulizzatori, ad aumentare le attività trattamentali, le parti ombreggiate, a spostare gli orari di accesso ai “passeggi” nelle ore meno torride, se poi mancano personale e fondi. “ Quel vademecum resta lettera morta per almeno la metà degli interventi” spiega Roberto Cavalieri, garante regionale delle persone private della libertà personale che in questi giorni afosi fa la spola tra le carceri dell’Emilia-Romagna.
“Ci sono sezioni invivibili, come quella femminile a Forlì, sottotetto, ieri ci sono stato per un colloquio e faceva un caldo tremendo. Anche Rimini ha molte sezioni sottotetto perché è una struttura bassa”.
E i ventilatori? “Ci sono state delle donazioni - prosegue Cavalieri - ma hanno molte limitazioni: devono avere una portata ridotta per motivi di sicurezza, senza contare che molti istituti hanno impianti elettrici vetusti e bastano pochi ventilatori accesi contemporaneamente per far saltare la corrente. Ma non è finita: alcune direzioni fanno ancora pagare il consumo di elettricità del ventilatore. Un oggetto che non dovrebbe neanche essere un surplus, donato da chi fa beneficenza, dovrebbe essere un ausilio necessario. Posto che anche le carceri dovrebbero avere l’aria condizionata come ogni luogo pubblico”. Già, un segno di civiltà che però a troppi sembra ancora “un privilegio” da non garantire a chi sta scontando una pena. E così aumentano “le aggressioni, i gesti di autolesionismo, i tentativi di suicidio. Vedo nelle sezioni detenuti a petto nudo che non possono fare altro che stare fermi come le lucertole per combattere il caldo. Questo non è umano, oltre che deprimente per chi lo vive”.
Gli orari di “passeggio” sono solitamente dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15: stabiliti senza tenere conto del caldo anomalo che ha investito l’Europa e con cui ormai si dovrà fare i conti ogni estate. “Ma in quasi nessun istituto gli orari sono cambiati, anche perché c’è da fare i conti con il piano ferie, con l’organizzazione del Un mese fa una delegazione di avvocati della Camera penale di Bologna, dell’Osservatorio carcere e dell’associazione Extrema ratio ha fatto una visita alla Dozza e vi ha trovato 830 detenuti, dove la capienza regolamentare è di 507 posti (ma 34 non sono agibili). Ad oggi i numeri sono immutati, anzi i presenti sono saliti a 833. Alla data della visita, 110 detenuti erano in carico al servizio di psichiatria e i detenuti tossicodipendenti erano 482, praticamente la metà di tutti i presenti. “Il caldo in carcere è insopportabile - dice l’avvocato Luca Sebastiani, responsabile dell’Osservatorio carcere - anche l’uso dei ventilatori, per chi ce l’ha, è condizionato alla presenza di prese elettriche: in tre sezioni non ci sono, servono interventi strutturali. Per non parlare delle zanzariere, una spesa neanche troppo onerosa, ma sono pochissime. E ai piani terra abbiamo constatato la presenza di muffa e scarafaggi”. Ad agosto gli avvocati torneranno alla Dozza e questa volta l’invito è stato esteso anche ai magistrati. “Ma - conclude Sebastiani- faccio un appello alla cittadinanza ad immedesimarsi, con questo caldo infernale, nelle condizioni in cui vivono i detenuti, già ai limiti dell’umanità”.










