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di Paola Pagnanelli

Il Resto del Carlino, 11 giugno 2026

Sos di Giulianelli: a Montacuto dodici in una cella dormivano per terra, suicidio sventato a Pesaro “Tanti progetti per i detenuti, ma senza un ambiente adeguato l’opera di rieducazione è difficile”. “Tra sovraffollamento e strutture vetuste, la situazione nelle carceri marchigiane è pessima”. Non fa giri di parole l’avvocato Giancarlo Giulianelli, confermato per il secondo quinquennio garante regionale per i diritti. “A parte l’isola felice del Barcaglione - aggiunge -, sto avvertendo in numerosi contesti delle criticità. Sono già intervenuto al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al ministero, perché alcune situazioni si risolvessero in tempi brevi. In particolare, ci sono carenze strutturali a Fermo e Montacuto, ma non solo lì”.

Che tipo di carenze?

“In primo luogo il sovraffollamento, poi le strutture. A Fermo, un ex convento riadattato, la situazione è drammatica, mancano le docce nelle stanze di pernottamento, e con 70 detenuti invece dei 50 consentiti i letti a castello sfioravano il soffitto, con rischi per l’incolumità. Dopo il mio intervento la situazione è un po’ migliorata, ma resta difficile. A Marino del Tronto, oltre al sovraffollamento c’è il problema dei presidi del 41 bis: la struttura ha finestre più piccole, c’è una schermatura nello spazio per l’ora d’aria. Inoltre lì c’è l’articolazione per il trattamento della salute mentale, ma quel carcere è del tutto inadeguato per questo scopo, nonostante lo sforzo encomiabile della direzione e della polizia penitenziaria. A Pesaro ci sono infiltrazioni d’acqua, pochi giorni fa è stato sventato un tentativo di suicidio, si registrano liti tra bande rivali e anche il sindacato della polizia penitenziaria ha chiesto il rafforzamento degli organici. Montacuto presenta allarmanti condizioni di sovraffollamento, che rende a volte impossibile la vita quotidiana nelle celle: sono dovuto intervenire perché si era arrivati a fare dormire dodici detenuti a terra”.

Come si controlla un carcere in queste condizioni?

“La polizia penitenziaria fa sforzi encomiabili, sono loro i primi garanti. In un ambiente tranquillo stanno bene i detenuti, e questo è il mio interesse principale, ma anche la polizia penitenziaria. L’ambiente deve consentire al detenuto di scontare la sua pena, ma deve anche permettere l’opera di rieducazione, che altrimenti è difficile proporre. E senza rieducazione, la detenzione è più dannosa che utile. L’impegno di polizia penitenziaria, direzioni degli istituti, procura generale e magistratura di sorveglianza consente di guardare con fiducia a quanto si sta facendo di positivo”.

Come è coinvolto l’ufficio del garante?

“Con progetti che sono un fiore all’occhiello. Non finirò mai di ringraziare volontari e associazioni, che cercano di portare il loro contributo, affinché anche la comunità esterna possa partecipare all’attività di rieducazione. E poi le scelte della giunta Acquaroli, che ha messo a disposizione direttamente o attraverso fondi Fse-Fesr risorse significative: l’ultimo di questi progetti è quello del Barcaglione, dove si è concluso il quarto corso di aiuto cuoco finanziato con fondi regionali, con una ventina di partecipanti e quattro ammessi agli stage esterni. Con progetti come questo, il mio ufficio ha visto i fondi decuplicarsi dalla prima nomina a oggi, passando da 30mila a 450mila euro per attività in carcere”.

Quali sono questi progetti?

“Il primo è ‘La casa in riva al mare’ all’interno di Musicultura, che vede coinvolti 25 detenuti non solo nella votazione per il premio, ma anche con incontri, lo studio dei testi, l’interesse verso forme moderne di musica. Questa è la terza edizione di Musicultura a cui partecipiamo e c’è il mio impegno a proseguire negli altri cinque anni di mandato. Questa attività è estremamente benefica per la comunità del carcere, nascono anche amicizie, come quella tra Enzo Nannipieri, direttore del festival, e un detenuto. Al Barcaglione ha dato vita a ricadute positive anche nella polizia penitenziaria e nella magistratura di sorveglianza, tanto che si sono individuati spazi per la stanza della musica. Anzi, faccio appello ai produttori di strumenti affinché possano donarli, per organizzare lezioni di musica in carcere. Poi ci sono altre iniziative come La punta della lingua, Cortodorico, le attività con i ceramisti di Urbania a Pesaro, il vigneto e la cantina sociale a Montacuto, il percorso botanico alla Rems di Macerata Feltria. E poi i poli universitari a Fossombrone con Urbino, a Montacuto con la Politecnica. Non posso non ringraziare il rettore McCourt e Katia Giaconi per il progetto di un podcast a Fermo, concluso con la donazione di tutto il materiale tecnico al carcere”.

E il carcere a Macerata?

“In tribunale, oggi, si terrà una tavola rotonda con la Camera penale, l’Ordine degli avvocati e la procura su un tema che mi sta molto a cuore. A Macerata dobbiamo pensare a un istituto penitenziario nuovo nella metodica, nel coinvolgimento della comunità esterna. Invito tutti a partecipare a questo incontro. Macerata è l’unica provincia italiana con la corte d’assise e l’ufficio di sorveglianza senza un carcere”.

Il problema è dove realizzarlo...

“La mia idea iniziale era a Macerata, vicino al tribunale. Ma non posso ignorare la situazione di Camerino. Un istituto penitenziario lì avrebbe una valenza, perché il carcere è una risorsa per la città, economica e sociale. Pesaro ha tre istituti, Ancona due, Ascoli e Fermo uno ciascuno, Macerata nessuno. Si potrebbe pensare a una struttura tipo Barcaglione. In ogni caso, al di là delle utopie non possiamo fare a meno del carcere, ma dobbiamo cambiare l’approccio, perché il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione non resti sulla carta. Per questo è necessaria la partecipazione della comunità esterna e su questo mi sto battendo, anche con le aziende locali”.