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di Chiara Marchetti

Corriere di Bologna, 11 luglio 2026

Il Garante regionale dei detenuti striglia i consiglieri regionali: fate qualcosa. Non si possono salvare tutti, ma delle direzioni vanno date” e “se non si fanno politiche mirate a favore dei detenuti, allora è inutile avere un Garante e occuparsi di carcere”. Sono dure le parole di Roberto Cavalieri, il Garante regionale dei detenuti, dopo il suo intervento di giovedì in commissione Parità dell’Assemblea legislativa. Nel corso della presentazione della propria attività del 2025, Cavalieri ha rimproverato in maniera decisa i consiglieri regionali perché “possono entrare nelle carceri come faccio io” ma, ad esempio, “solo tre gestori su 130 di camere di sicurezza hanno dichiarato che i loro spazi detentivi sono stati visitati da consiglieri dell’Emilia-Romagna”.

Per il Garante “la politica locale tende a dare la responsabilità dei problemi del carcere allo Stato, invece credo che sia un problema anche del territorio e l’Assembla legislativa può dare delle direzioni precise per gli interventi, che altrimenti diventano dispersivi e fallimentari”. Insomma, tutti gli enti coinvolti possono fare la loro parte. “Non è nemmeno un problema solo di finanziamenti, visto che spesso i soldi ci sono ma non vengono utilizzati”. Cavalieri non ne fa un discorso di centrodestra o di “L’ultimo indulto è stato dato nel 2006 e l’ultima amnistia nel 1990. In 36 anni i governi sono stati tutti insufficienti sul tema carcere, ma allo stesso tempo la Regione non può dare un colpo di tacco al problema e rispedirlo a Roma”.

Nel report, Cavalieri ha fatto presente che in Emilia-Romagna ci sono il 19% di agenti penitenziari in meno di quelli necessari. Nel 2025 ci sono stati tre suicidi, 1.322 casi di autolesionismo e diversi episodi di abusi di psicofarmaci, che sono semplicemente un “termometro della disperazione”. Tutto accade in edifici costruiti, se va bene, tra gli anni Ottanta e Novanta, pieni di detenuti ben oltre le norme di capienza. “Il sovraffollamento è una crisi nera - chiarisce - ma un altro elemento di cui si parla poco è la presenza sempre più consicentrosinistra. stente di detenuti stranieri, che spesso vengono da un contesto di povertà”.

Mancano, inoltre, percorsi di reinserimento nella società. Per sensibilizzare meglio l’opinione pubblica, il Garante regionale ha deciso che presto organizzerà in streaming una presentazione pubblica della sua relazione del 2025, la stessa illustrata in Assemblea legislativa. “Io critico l’inerzia culturale e la paralisi su questo tema - sottolinea -.

Tutti conosciamo i problemi ma restiamo a osservare, senza riflettere abbastanza su quali strumenti abbiamo per cercare di contrastare la sofferenza di queste persone”. A questo proposito, per Cavalieri “la notizia buona è che ci sono delle azioni da mettere in campo, ma mi chiedo se chi le può mettere in campo, quindi gli enti locali, abbia voglia di impegnarsi”.

Il Garante ha scoperto proprio ieri che “un detenuto che lamentava un male a una gamba nel 2020 ha ricevuto una diagnosi di tumore”. Sei anni dopo. “Ci sarà qualcuno che dovrà chiedere scusa per questo”, conclude Cavalieri invitando la politica a “far rientrare i diritti dei detenuti, oggi stigmatizzati, nel welfare sociale”.