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Corriere di Bologna, 5 marzo 2023

L’Emilia-Romagna è tra le regioni con più persone detenute. Lo attesta il report diffuso in questi giorni dall’associazione Antigone in seguito alle tante visite svolte nel 2022 nelle carceri del territorio. I membri dell’associazione durante l’attività di monitoraggio hanno visitato gli istituti penitenziari di Bologna, Ferrara, Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Rimini, la casa di reclusione di Parma, la casa di lavoro di Castelfranco Emilia (in provincia di Modena) e l’Istituto penale minorile (Ipm) di via del Pratello, a Bologna.

Secondo il documento di Antigone, al 31 dicembre le persone detenute in Emilia Romagna erano 3.407, 153 delle quali sono donne. I condannati in via definitiva, invece, sono 2.561. Tra i principali problemi riscontrati dall’associazione durante le visite c’è senz’altro il sovraffollamento delle strutture, ma sono presenti “diversi profili di criticità dovuti anche ai diversi circuiti presenti all’interno dei singoli istituti”. Per l’associazione c’è inoltre una carenza del personale giuridico-pedagogico che complica l’accesso alle attività trattamentali, considerato anche il numero dei condannati in via definitiva. I principali problemi secondo Antigone si trovano tuttavia nelle sezioni di media sicurezza, dove sono detenute la maggior parte delle persone.

Alcune strutture - riporta il documento - sono datate e le celle sono arredate senza mobilio vecchio, alcune non le docce né l’acqua calda. A Parma, ad esempio, durante la visita Antigone ha registrato l’assenza di riscaldamento. Preoccupa anche la carenza di personale sanitario in varie strutture.

Per quanto riguarda l’istituto minorile di Bologna, Antigone ha rilevato che, nonostante l’aumento dei minori da 22 a 40, non c’è stato “un parallelo adeguamento dell’organico, in particolar modo con riferimento al personale educativo, e tenuto conto dell’elevato tasso di presenze, anche a causa dell’invio di minori da altri territori, che ha determinato situazioni di vero e proprio sovraffollamento”. Un problema molto sentito e già denunciato dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria.