Corriere di Bologna, 1 luglio 2026
Quasi mille detenuti in più rispetto ai posti disponibili nelle carceri dell’Emilia-Romagna. È il dato emerso ieri durante un seminario promosso dal garante regionale delle persone private della libertà, Roberto Cavalieri. La situazione più critica si registra alla Dozza di Bologna, dove i detenuti sono 326 oltre la capienza regolamentare. Seguono Ferrara con 163 presenze eccedenti, Piacenza con 155, Parma con 149 e Modena con 141. Più contenuti, ma comunque significativi, gli esuberi registrati a Rimini (+46), Ravenna (+30), Forlì (+ 15) e Reggio Emilia (+13).
“Parliamo di quasi mille esuberi carcerari in regione: è come se avessimo tre istituti penitenziari in più rispetto a quelli esistenti”, ha sottolineato Cavalieri, evidenziando come il sovraffollamento aggravi tutte le criticità già presenti negli istituti, dalle condizioni di vita dei detenuti alle difficoltà operative del personale. Secondo il garante, il tema non può più essere affrontato come una semplice emergenza temporanea. “Quando il carcere è sovraffollato aumentano inevitabilmente le tensioni, peggiorano le condizioni detentive e si riducono le possibilità di costruire percorsi efficaci di reinserimento sociale”, ha osservato. Da qui il rilancio di una misura straordinaria come l’indulto. “Ancora oggi rimane l’intervento più incisivo per ridurre nell’immediato la pressione sul sistema penitenziario”, ha spiegato Cavalieri, pur riconoscendo che l’attuale quadro politico rende difficile immaginare una soluzione di questo tipo.
Anche per il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, “non possiamo continuare a ragionare in termini emergenziali”, quando si parla di sovraffollamento delle carceri, “serve una programmazione stabile e una visione di lungo periodo”. Per Zuppi occorre investire di più nelle misure alternative alla detenzione e nei percorsi di reinserimento sociale. “Dobbiamo mettere risorse sull’accoglienza, sugli educatori, sugli operatori e sugli psichiatri- ha detto -. Se mancano le figure necessarie per costruire progetti individuali, il carcere rischia di trasformarsi in un semplice contenimento delle persone”. Nel corso dell’incontro è stata inoltre presentata l’esperienza dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, che a Rimini ha accolto 376 persone provenienti dal circuito penitenziario registrando un tasso di recidiva del 15%, contro il 75% di chi sconta interamente la pena in carcere.










