sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

chiamamicitta.it, 2 luglio 2026

Il caldo estremo di questi giorni ha reso ancora più evidente una realtà che da troppo tempo viene sottovalutata: la condizione delle carceri emiliano-romagnole è ormai arrivata a un livello di forte criticità. Non si tratta solo di un problema organizzativo o logistico, ma di una questione che riguarda la dignità delle persone, la sicurezza degli istituti, le condizioni di lavoro degli operatori e la stessa efficacia della pena prevista dalla nostra Costituzione. I numeri parlano con chiarezza. Negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna sono presenti quasi mille detenuti oltre la capienza regolamentare.

Anche il carcere di Rimini vive una situazione di sovraffollamento, con decine di persone in più rispetto ai posti disponibili. In queste settimane, con temperature che hanno superato i 40 gradi, tutto questo si traduce in celle soffocanti, malori, condizioni di vita sempre più difficili e una pressione insostenibile anche per il personale della Polizia penitenziaria e per tutti gli operatori che ogni giorno garantiscono il funzionamento degli istituti.

C’è una grande preoccupazione per una situazione che non può essere affrontata soltanto quando esplode l’emergenza climatica o quando si verificano episodi drammatici. Il carcere è una responsabilità dello Stato e merita investimenti, programmazione e scelte coraggiose. Continuare a rincorrere le emergenze significa rinunciare ad affrontare le cause strutturali del problema. È positivo che a Rimini siano previsti interventi importanti per riqualificare il carcere dei Casetti, dalla realizzazione delle docce nelle celle della prima sezione ai nuovi laboratori destinati alla formazione professionale dei detenuti. Sono opere attese da anni che dovranno partire quanto prima, perché migliorare le condizioni materiali degli istituti significa anche migliorare le possibilità di recupero delle persone detenute.

Ma è evidente che l’edilizia penitenziaria, da sola, non basta. Occorre rafforzare tutto ciò che permette di dare concreta attuazione all’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona condannata. Le misure alternative, quando applicate ai soggetti che ne hanno i requisiti, non rappresentano un cedimento dello Stato, ma uno strumento efficace per ridurre la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva.

L’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII dimostra che investire in percorsi di reinserimento produce risultati concreti. I dati sulla riduzione della recidiva sono significativi e confermano che accompagnare le persone verso il lavoro, la formazione e il reinserimento sociale è una scelta che tutela l’intera comunità.

Come Regione Emilia-Romagna continueremo a fare la nostra parte, sostenendo i percorsi di inclusione, la sanità penitenziaria, la formazione e il lavoro. Ma è indispensabile che il Governo affronti finalmente il tema del sovraffollamento con interventi strutturali, risorse adeguate e una strategia nazionale che non si limiti alla gestione quotidiana dell’emergenza. Le carceri sono uno specchio della qualità della nostra democrazia. Ignorare ciò che accade al loro interno significa indebolire i principi fondamentali su cui si fonda il nostro ordinamento. Oggi serve la volontà politica di affrontare questa crisi con responsabilità, umanità e pragmatismo, perché garantire condizioni dignitose nelle carceri significa costruire una società più sicura e più giusta per tutti.