di Giorgio Paolucci
Avvenire, 9 aprile 2025
Non capita spesso che maggioranza e opposizione votino allo stesso modo, specialmente su argomenti controversie divisivi come il carcere. Viene da pensare che in questi casi l’oggetto del confronto e la preoccupazione per il bene comune prevalgono sulle logiche di schieramento che sovente impediscono la soluzione dei problemi. È accaduto all’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con la votazione all’unanimità di un ordine del giorno al Documento economico finanziario regionale in cui si impegna la giunta a sopportare economicamente i percorsi di esecuzione penale esterna promossi dalle Comunità educanti con i carcerati (CEC) presenti sul territorio emiliano-romagnolo, e a proporre nella Conferenza unificata Stato-Regioni il modello delle CEC come soluzione alternativa al sovraffollamento carcerario.
La proposta è arrivata dalla consigliera regionale Valeria Castaldini (Forza Italia), da tempo impegnata su questi temi, ed è frutto di un percorso che ha coinvolto l’Assemblea legislativa regionale dalla scorsa legislatura. Il tasso di sovraffollamento nelle carceri dell’Emilia-Romagna è del 111,1%, il 35% dei detenuti ha un residuo di pena ridotto e tale da permettere l’accesso a misure alternative alla detenzione. La Comunità Papa Giovanni XXIII da anni sperimenta in varie sedi della Regione il progetto CEC, un percorso educativo per detenuti che beneficiano di una misura alternativa al carcere e che concepisce la pena come occasione rieducativa, in ossequio a quanto stabilito dalla Costituzione.
I numeri sono eloquenti: a livello nazionale il 70% dei detenuti dopo la dimissione dal carcere commette nuovamente un reato, mentre la recidiva precipita al 15% per le persone ospitate in queste comunità. Le quali peraltro finora non hanno ricevuto nessun contributo per l’accoglienza dei detenuti. Da notare che il costo per ogni detenuto ospitato è di 35 euro al giorno contro i 140 euro spesi dall’amministrazione penitenziaria. Valentina Castaldini evidenzia che l’approvazione all’unanimità del documento “è il risultato di un percorso intrapreso tempo fa con l’approdo in Assemblea legislativa della mostra “Dall’amore nessuno fugge. Apac dal Brasile all’Emilia - Romagna”, che ha visto il coinvolgimento di Giorgio Pieri, responsabile del progetto CEC, e del garante regionale dei detenuti della Regione Emilia-Romagna”.
La mostra ha presentato il modello delle Apac, un’associazione della società civile nata in Brasile che ha come obiettivo l’umanizzazione della pena e che è stata riconosciuta come modello di eccellenza dall’Unione Europea, un modello che in Italia ha trovato espressione nel progetto CEC. tappa di questo percorso è stata la recente visita fatta dalla giunta regionale, accompagnata dalla consigliera Castaldini, alla comunità CEC di Montefiore (Rimini) per farle conoscere da vicino queste realtà. L’inserimento delle persone provenienti dal sistema detentivo rappresenta una sfida cruciale per il loro futuro. Sebbene il tema del carcere venga spesso considerato una questione esclusivamente statale, i territori giocano un ruolo determinante nella costruzione di percorsi di reinserimento. Ora l’Emilia-Romagna può diventare apripista in un ambito strategico. E questo segnale di unità oltre gli schieramenti può indicare strade nuove alla politica.











