di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 14 aprile 2025
Il report annuale del Garante dei detenuti fotografa una situazione esplosiva. Risse, aggressioni: i dati su Bologna non si discostano, oltre 4mila episodi di allerta nel 2024. Una rissa al giorno, tre agenti aggrediti a settimana e un tentativo di suicidio ogni trentatré ore: 267 nelle carceri in regione, di cui 56 a Bologna. Solo nell’ultimo anno ci sono stati inoltre 129 incendi, 796 danneggiamenti e più 1.500 atti di autolesionismo. Sette detenuti che si sono suicidati. Ma anche bande di nazionalità diverse che si fronteggiano a coltellate e sprangate, chi all’interno spaccia e consuma alcool e decine di episodi di overdose da farmaci.
È l’inferno in terra quello che viene descritto da Roberto Cavalieri nella sua relazione annuale sulla situazione delle carceri in Emilia-Romagna. I dati sono quelli dello scorso anno, spiega il garante per i detenuti regionale, e saranno presentati a breve in commissione all’assemblea legislativa in viale Aldo Moro. Una situazione esplosiva, anzi “già esplosa”, si legge nel rapporto, che sta persino peggiorando visto che oltre le sbarre c’è solo il caos e un pugno di agenti e operatori che rischiano, oltre la salute mentale, l’incolumità fisica.
Eventi critici alla Dozza: oltre 4mila in un anno - I sindacati della polizia penitenziaria lo denunciano da almeno un paio di anni. Ma solo numeri alla mano si capisce fino in fondo quanto possano essere esasperati e quanto si possa parlare di emergenza carceri. Al capitolo degli “eventi critici” segnalati, ad esempio, alla Dozza c’è una tabella dove sono stati inseriti 4.174 episodi di alert (soltanto i più gravi) e, tra questi, ferimenti, ritrovamenti di coltelli rudimentali, telefoni cellulari, droga. E ancora, scioperi della fame, proteste, botte tra detenuti, provvedimenti disciplinari e centinaia di infrazioni delle regole interne. Per 12 volte al giorno gli agenti devono correre da una cella all’altra per sedare una rissa, arginare un’intemperanza, placare la furia di uno e dell’altro. E questo vale per la Dozza come per tutti gli altri istituti della regione.
“Non è solo un problema di sovraffollamento” - E chiaro, dice Cavalieri, “c’è sicuramente un problema di sovraffollamento perché per su 2980 posti disponibili ci sono 3500 detenuti”, ma è “altrettanto evidente che in questo momento gli istituti sono solo dei contenitori di tutte le fragilità e le violenze della società”. Una “discarica” per esseri umani, dove non mancano disabili, detenuti con problemi psichici. In sostanza, si consumano le stesse dinamiche di una favelas sudamericana. Per il garante “l’unica speranza, per salvare quanta più gente possibile, che altrimenti è destinata a finire ai margini della società, è fare investimenti reali sul futuro di chi ha sbagliato. I numeri in questo aiutano. Sotto l’aspetto della durata della pena una quota importante dei detenuti presenta un residuo di pena ridotto e tale da, in via ipotetica, permettere l’accesso a benefici o a misure alternative alla detenzione. Il dato oscilla intorno al 40% dei detenuti. Su una parte di essi si può lavorare, ma al di fuori del circuito penitenziari”. Per Cavalieri insomma non bastano le tradizionali azioni degli istituti e dai territori sul fronte dei reinserimenti. Il sistema “va radicalmente rivisto e riorganizzato”, e questo “deve passare necessariamente dalla politica”. Servono alloggi e lavoro, ma lavoro vero al passo con le esigenze del mercato. E servono investimenti mirati. Il garante è netto: “Basta usare in maniera diversa il denaro che già oggi la collettività spende per le detenzioni”.











